Salgono a 1.021 gli immobili messi all’asta

In regione c’è stato un aumento del 21% rispetto a sei mesi fa come segnala il rapporto Sogeea presentato al Senato
PESCARA . Sono 1.021 le abitazioni pignorate e già finite nei meccanismi delle aste pubbliche in Abruzzo. Un dato in crescita del 21% rispetto a sei mesi fa, grosso modo sovrapponibile all’aumento che si è registrato in Italia (+21,5%). Un fenomeno che è esploso rispetto al 2016, quando le case all’asta, in Abruzzo, erano “solo” 780. A livello nazionale le case vendita forzata sono 21.737, rispetto alle 17.899 rilevate nel gennaio scorso. A fotografare il dato è un’indagine del Centro Studi Sogeea, presentato in Senato lo scorso 4 luglio.
TENDENZA PREOCCUPANTE. Si tratta del secondo incremento consecutivo dopo un biennio di costante calo: una tendenza che preoccupa gli analisti. La situazione è nettamente peggiorata al Centro, con il numero di case all’asta passato da 3.441 a 5.482 (un incremento del 59,4%), e al Sud, dove le procedure aperte sono attualmente 4.527 contro le 3.399 di sei mesi fa (+33,2%). Più contenuta l’impennata nelle isole maggiori (+15%), in cui si contano 2.537 abitazioni in vendita rispetto alle 2.207 di gennaio. Sostanzialmente stabile il Nord del Paese: le abitazioni all’asta sono 9.191, il dato più alto in termini assoluti ma di fatto in linea con quello registrato all’inizio dell’anno (erano 8.852). Poco meno di un quinto del totale delle case in vendita si trova in Lombardia (4.028). Le realtà meno colpite dal fenomeno si confermano Friuli-Venezia Giulia (85 gli immobili finiti all’asta), Valle d’Aosta (56) e Umbria (37).
IL PREZZO. Sostanziale stabilità, invece, per gli appartamenti che finiscono all’asta. Nella maggior parte dei casi (il 66,3%), il prezzo iniziale dell’immobile in vendita forzata in Abruzzo è inferiore ai 100mila euro; la percentuale sale all’88,6% se si aggiungono anche le case nel segmento compreso tra 100mila e 200mila euro. Un dato che oltretutto non corrisponde al reale prezzo di vendita, considerato, appunto, che si tratta del prezzo iniziale. Se l’asta va deserta, ed è un’eventualità che si verifica molto spesso, il prezzo dell’immobile è destinato a scendere ulteriormente, ogni volta.
LA FASCIA PIÙ COLPITA. I pignoramenti, e le successive vendite all’asta, riguardano nella stragrande maggioranza dei casi persone che non sono riuscite a far fronte agli obblighi sottoscritti. Tra loro, moltissimi casi si registrano tra chi non è riuscito a onorare le rate del mutuo per l’acquisto della prima casa. Una circostanza che conferma, secondo gli analisti, come la crisi abbia infierito sulle fasce di reddito medio-basse.
GLI ANNI DI CRISI. «Questo secondo incremento consecutivo del dato sulle case all’asta è preoccupante e deve far riflettere», ha detto Sandro Simoncini, direttore del Centro Studi Sogeea, durante la presentazione del rapporto semestrale. «È vero», ha aggiunto, «che siamo ancora lontani in termini di valore assoluto dal picco di oltre 30.000 abitazioni in vendita forzata del gennaio 2017, ma due semestri di aumento costituiscono una tendenza da non sottovalutare. Le aste scaturiscono da situazioni di precarietà venutesi a creare in precedenza, quindi i numeri non vanno messi in diretta relazione con le attuali dinamiche macroeconomiche, ma è un dato di fatto che la quota di persone che si trovano in difficoltà e che stanno vivendo il dramma di vedere la propria abitazione finire in mani altrui è bruscamente risalito. Situazione, come si evince dal dato geografico», ha concluso, «che si manifesta con particolare severità in molti dei territori storicamente più fragili sotto il profilo socio-economico».
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