Salvata 89enne schiacciata dall’armadio

Aurora Santelli è rimasta immobilizzata per un’ora nella casa delle vacanze, crollata poco dopo il soccorso
PESCARA. Doppiamente miracolata. Perché prima è riuscita a sfuggire a un armadio che le è piombato addosso, poi, per una manciata di secondi, è scampata anche al crollo della sua casa, dove stava trascorrendo le vacanze. È successo ad Aurora Santelli, 89 anni molto ben portati, amatriciana di origine ma residente a Pescara. Ieri è stata ricoverata nella corsia del pronto soccorso dell’ospedale civile, tra i feriti provenienti da Amatrice, dove è stata ricoverata per una serie di lesioni a una gamba. A fianco al suo letto, la figlia, Aurelia Pagliarulo sorride per aver visto la propria mamma uscire indenne dall’inferno. Aurora piange, ma vuole raccontare quello che le è accaduto, dopo che il genero, una volta appresa la notizia, da Pescara si è precipitato ad Amatrice per andarla a prendere e riportarla in riva all’Adriatico. Una scelta che migliore non sarebbe potuta essere, per come successivamente si sono sviluppati gli eventi. «Ero da sola nella mia camera da letto», fa sapere l’anziana signora tra le lacrime, «e con la scossa l’armadio della mia camera da letto mi è venuto addosso, schiacciandomi contro la finestra. Sono stata praticamente immobilizzata per circa un’ora tra l’armadio e la finestra», prosegue il racconto drammatico, «fino a quando due persone che abitano giù, più mio fratello, sono salite per prendermi e tirarmi fuori».
Ma nonostante che tutto ciò basterebbe a spiegare l’orrore provato, accompagnato dal caso benigno dell’armadio che ha "soltanto" incastrato Aurelia, il peggio, accompagnato dalla buona sorte, deve ancora venire. «Una volta fuori, mi hanno invitata a salire su un’automobile, per essere trasportata altrove, essendo bisognosa di cure. Ma io ho deciso di non salire». Una decisione che probabilmente le ha salvata la vita, visto che, riferisce lei, «dopo alcuni secondi, la macchina sulla quale sarei dovuta salire, con a bordo tre persone, è stata sommersa dal crollo dello stabile in cui abitavo. Non so che fine abbiano fatto le persone che vi erano dentro». A quel punto, il ricordo di Aurelia - mentre riprendono a solcarle il viso quelle che Hölderlin, il grande poeta tedesco, chiamava «isole dell’amore», le lacrime – va al paese che ormai non c’è più. «Amatrice», sospira l’ottantanovenne, «ora è come se fosse stata bombardata».
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