Salvataggi in mare, un premio a Cipolla

Il 63enne pescarese insignito della Gran Croce dei Cavalieri di Malta: tanti soccorsi a Santo Domingo
PESCARA. Ha salvato la vita a decine di persone in difficoltà col suo lavoro di soccorritore in mare e negli oceani. Grazie a un salvataggio estremo, nel 2014, ricevette il premio di “Eroe dei Caraibi”. Per Sergio Cipolla, 63 anni, pescarese di origine laziale, fondatore del nucleo sommozzatori “Insieme nel blu” della Protezione civile italiana e dell’unità di Rescate y Salvamento nella Repubblica dominicana, residente da 12 anni a Santo Domingo, arriva un altro prestigioso riconoscimento: l’onorificenza di Gran Croce dei Cavalieri di Malta del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme e l’incarico, con decreto di nomina, di Gran Priore della Repubblica dominicana. La cerimonia di investitura si è svolta a Malta sabato scorso e i titoli gli sono stati conferiti dal Gran Maestro, il principe don Basilio Calì di San Lorenzo, duca di Jedisan, di Roderz e granduca di Emmathà. Le motivazioni sono legate ai «soccorsi e agli aiuti ai bisognosi in terra dominicana», rivela con soddisfazione Cipolla. «Ho salvato tante persone in difficoltà nelle acque di mari e oceani», riflette, «questo è un riconoscimento di cui mi onoro e che mi darà grandi responsabilità, fra tutti quello di creare un gruppo di Cavalieri in terra dominicana».
Cipolla, sposato con la pescarese Francesca Toro e padre di Luca, 30 anni, suo braccio destro nelle operazioni di soccorso e Valerio, 36 anni, residente a Pescara e responsabile di una catena di sushi food, nasce a Trevignano romano, sul lago di Bracciano, il 5 luglio 1959, dai genitori salentini Antonio e Vincenza Ciardo, con i quali, all’età di 6 anni si trasferisce a Miggiano, nel leccese. A 18 anni si arruola nell’Arma dei carabinieri, prima destinazione in Locride. Seguono incarichi a Velletri, Firenze, Foggia. Sotto protezione, 33 anni fa, approda a Chieti e Pescara. Nel 2006 va in pensione. Fonda il primo nucleo di sommozzatori di Protezione civile della Regione Abruzzo con il quale è operativo durante il terremoto dell’Aquila. Nel 2009 va in vacanza a Santo Domingo, conosce un capitano della polizia che lo esorta ad esportare lì, il suo modello di soccorso. L’anno successivo Cipolla torna a Santo Domingo e mette insieme i migliori esperti di salvataggio e si mette a capo dell’unità Search & Rescue degli ausiliari navali, oltre 200, tra uomini e donne e diventa responsabile delle operazioni marittime del Coe, Centro operazioni emergenze. Salva 14 persone nel Mar dei Caraibi e si guadagna il titolo di “eroe”, recupera turisti intrappolati sotto le grotte ed estrapola corpi dalle macchine imprigionate nei fondali del Rio Canù.
«Più che eroe», si smarca Cipolla, «sono una persona fortunata, mi butto, rischio anche la mia stessa vita per salvare altre persone, mescolando tecnica e buon senso. La paura di morire durante una operazione non ci abbandona mai, ma nel momento in cui afferri un essere umano in preda al panico, tra le acque limacciose, rischiando di essere sopraffatto dalla sua stessa paura, tutto svanisce, non pensi più a nulla».

