Salvato in mezzo al fiume da passante e poliziotti

25 Novembre 2015

Tragedia evitata per un pescarese di 43 anni recuperato mentre stava affogando I racconti di chi ha cercato di fermarlo e di chi l’ha tirato fuori dall’acqua

PESCARA. «Ora t’ho preso e non ti lascio, non ti faccio morire». Maurizio Midiri, imprenditore edile di 50 anni sprizza felicità mentre racconta come, insieme ai poliziotti, ha salvato il 43enne che nella tarda mattinata di ieri si è lanciato nel fiume dal ponte Capacchietti. Una felicità che non ha nulla a che fare con lo choc di chi, invece, pochi minuti prima aveva provato a trattenere per un braccio quel giovane così corpulento afferrato quando aveva già scavalcato il parapetto del ponte. È C.B. marchigiano di 36 anni che con la sorella alla guida stava attraversando il ponte per andare a trovare la madre in ospedale quando ha visto quell’uomo che scavalcava, e istintivamente è schizzato giù dalla macchina correndo verso di lui. «Ho cercato di convincerlo in tutti i modi, gli dicevo dai che ci andiamo a bere qualcosa, qualsiasi cosa sarà una stupidaggine rispetto a quello che stai facendo, ma lui niente. Però pesava parecchio, ho cercato di trattenerlo per un braccio con tutto me stesso, stavo quasi per finire di sotto anche io e purtroppo alla fine mi è scivolato giù mentre mi diceva “io vado”».

È proprio subito dopo questa drammatica scena che il 36enne originario di Ancona inizia a urlare e a richiamare l’attenzione dei passanti. In quei frangenti, mentre qualcuno allerta il 113 che manda con le sirene accese le volanti coordinate da Dante Cosentino, passa con il suo furgone proprio Midiri, che sta andando al lavoro. «Quella strada non la faccio mai, ma stamattina (ieri ndr) mi sono trovato lì dopo aver cambiato tre strade rispetto al mio percorso solito. E quando ho visto le persone che guardavano giù dal ponte con le mani tra i capelli non sono stato nemmeno a chiedere che cos’era successo, mi sono precipitato con il furgone verso Riva Verde dove ho una piccola imbarcazione da pesca, la Gabry. Ma nel salire mi sono accorto che non avevo le chiavi per accenderla. Allora sull’altra sponda c’era un’altra persona e gli ho urlato di buttargli la ciambella, sembrava che la persona in acqua l’avesse presa, ma invece l’ha mollata e ha iniziato ad andare giù. A quel punto mi sono messo sulla barca e ho iniziato a remare come un pazzo. È arrivata anche la polizia con un gommoncino di fortuna. L’abbiamo raggiunto, io l’ho preso con un remo ma non riuscivo a tirarlo fuori, e con i poliziotti, anche quelli della stradale arrivati nel frattempo, siamo riusciti a tirarlo fuori». Scene da film, comprese le acrobazie dei soccorritori per raggiungere entrambe le sponde del fiume, mentre davanti a decine di persone è arrivata anche l’ambulanza del 118. I sanitari hanno soccorso il pescarese in ipotermia e l’hanno poi trasportato in ospedale dove è stato ricoverato con una prognosi di 8 giorni nel reparto di Psichiatria. Un gesto autolesionistico, secondo la polizia, frutto di una situazione di disagio del 43enne, disoccupato e con problemi di depressione come ha raccontato il papà. Problemi che ieri gli devono essere sembrati insormontabili. «Mi sa che mi ci ha portato il Signore», commenta Midiri, «ancora non mi spiego perché proprio ieri ho cambiato strada tre volte. È vero che ogni giorno muore tanta gente, ma riuscire a salvare solo una persona è qualcosa di meraviglioso».(s.d.l.)

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