Sanità, 120mila prestazioni bloccate per la pandemia

Liste d’attesa pesanti: recuperare l’arretrato costa più di dieci milioni di euro Ecco il Piano della Regione: quanti interventi, visite e test slitteranno al 2023
PESCARA. Fa 120mila la somma delle prestazioni sanitarie bloccate o rinviate a causa della pandemia da Covid. Una lista d’attesa mostruosa che non ha precedenti in Abruzzo. Rimettere a posto i conti con l’arretrato costerà oltre 10 milioni di euro. Non parliamo di semplici numeri perché dietro ogni cifra c’è un malato che attende.
IL QUADRO COMPLETO.
Un abruzzese su dieci ha vissuto l’anno che sta per finire tra la speranza e la rabbia. Tra uno squillo di cellulare o un sms della Asl che tardava ad arrivare e la paura che la chiamata per la visita saltata giungesse troppo tardi. Sono persone non numeri. Ma è sulle cifre che si basa il “Piano di recupero per l’abbattimento delle liste d’attesa”, di cui il Centro è venuto in possesso, che permette di tracciare un quadro completo della situazione.
Finanziato con un fondo di 10 milioni e 934mila euro, assegnato alla Regione Abruzzo dal Ministero della Sanità, il Piano di recupero delle prestazioni rinviate nel 2021 a causa della pandemia, sta percorrendo l’ultimo miglio. Quanti tra interventi chirurgici, visite specialistiche e test oncologici saranno smaltiti entro il 31 dicembre? Proviamo a rispondere partendo dai dati iniziali.
GRANDI NUMERI.
Complessivamente, per ciò che riguarda le prestazioni ospedaliere, c’erano da recuperare 1.539 interventi in classe 1 (chirurgia oncologica e interventi maggiori), 3.864 in classe 2 (interventi non classificati come maggiori ma correlati a patologie di rilievo), 2.474 in classe 3 (correlati a patologie di minore complessità). A febbraio il totale di 7.877 prestazioni in sala operatoria saltate per l’emergenza Covid.
Sul fronte delicatissimo degli screening oncologici (mammella, colon retto e cervice uterina), per quali un ritardo eccessivo può rivelarsi fatale, c’erano da recuperare (oltre a 57.608 inviti), 60.852 test di primo livello e 5.533 prestazioni di secondo livello. E per la specialistica ambulatoriale, infine, le visite arretrate erano 50.554, delle quali 7.087 relative al controllo periodico dei pazienti cronici. Sono questi i numeri principali che, se sommati, danno la cifra complessiva detta all’inizio di 120mila prestazioni sanitarie.
L’OBIETTIVO.
Il Piano, attraverso un cronoprogramma calibrato al 31 dicembre 2022, si è posto l’obiettivo di recuperare il 70% degli interventi chirurgici (5.480), il 68% degli screening oncologici (45.156, a cui si aggiunge il 73% degli inviti, pari a 41.954), e l’86% delle visite specialistiche ambulatoriali (44.270). Pari a una quota totale di circa 95mila prestazioni. Significa che comunque il 2023 ne erediterà almeno 25mila arretrati ancora da recuperare. Ma c’è da aggiungere che, con un precedente piano regionale, era stato recuperato l’85 per cento delle prestazioni del 2020 rinviate per il Covid.
CHI HA LA PRIORITÀ.
Per centrare gli obiettivi, su disposizione di una delibera portata in giunta dall’assessore Nicoletta Verì, sono stati stabiliti i criteri di cui le Asl si sono fatte carico.
Per le prestazioni di ricovero, ad esempio, si è data priorità «al recupero dei drg chirurgici (raggruppamenti omogenei di diagnosi) relativi alle patologie oncologiche e degli interventi legati a patologie maggiori inclusi, ferma restando l’attività garantita dell’emergenza urgenza e dai percorsi delle patologie complesse tempo dipendenti (cardiovascolare, ictus, trauma)».
Per le prestazioni di specialistica ambulatoriale: «Recupero prioritario delle prestazioni relative alle patologie oncologiche (prime visite e diagnostica); recupero delle visite di controllo, con particolare riferimento ai pazienti oncologici e cronici, malattie rare e salute mentale (anche in ambito pediatrico)».
LE RICHIESTE.
Queste, appena dette, le regole seguite. Ma per centrare gli obiettivi, la Regione ha anche chiesto alle Asl di aumentare l’orario di servizio del personale dipendente; estendere gli orari di apertura degli ambulatori e dei servizi; acquisire le prestazioni di personale convenzionato; assumere nuovo personale a tempo determinato; intensificare il recall (telefonate o sms ai pazienti da richiamare) e lo smaltimento delle lunghe liste ai Cup (centro unico di prenotazione), oltre che ampliare il ricorso alla telemedicina e il coinvolgimento delle strutture private accreditate.
FONDI EXTRA.
Le aziende sanitarie, per portare a termine questo imponente recupero di prestazioni arretrate, sono state dotate di finanziamento ministeriale: 2 milioni 482mila euro alla Asl di Avezzano-Sulmona-L’Aquila, 3 milioni 202mila alla Asl di Lanciano-Vasto-Chieti, 2 milioni 679mila alla Asl di Pescara e 2 milioni 570mila alla Asl di Teramo.
COSA RESTA IN BALLO.
Siamo all’ultimo miglio. Alle Asl, secondo il cronoprogramma, resterebbero da recuperare 14.694 prestazioni ambulatoriali (il 33,24%), 30mila tra inviti e test oncologici (25%) e 1.698 interventi chirurgici (31%). Le somme si tireranno a fine anno. (l.c.)

