Sanitari ancora senza vaccini La Asl fa partire 250 lettere

29 Settembre 2021

Medici, infermieri, Oss e amministrativi hanno cinque giorni per rispondere al sollecito

PESCARA. Duecentocinquanta lettere di sollecito stanno per essere recapitate al personale sanitario degli ospedali di Pescara, Penne e Popoli che non si è ancora vaccinato.
Oggi la Asl farà partire il primo blocco di cinquanta raccomandate con ricevuta di ritorno, altrettanti nei giorni successivi fino alla conclusione dell’operazione
I destinatari delle missive sono medici, infermieri, operatori socio sanitari e amministrativi degli ospedali della Asl, che, per ragioni da indagare, non hanno ancora effettuato la profilassi anti Covid a quasi dieci mesi dall’avvio della campagna vaccinale.
Gli interessati avranno cinque giorni per rispondere all’invito che dovrà documentare l’avvenuta immunizzazione o «l’insussistenza dei presupposti per l’obbligo vaccinale». Pena la sospensione dal lavoro senza stipendio, almeno fino a somministrazione avvenuta.
Fino a pochi giorni fa erano 300 i nominativi (su una base di 3.275 medici e odontoiatri iscritti all’Ordine di Pescara e provincia) rintracciati negli elenchi dei dispositivi informatici regionali che ogni giorno raccolgono informazioni sui vaccinati. Poi, cinquanta di essi, prevalentemente sanitari, hanno formalizzato la profilassi, di seguito segnalata alla commissione Asl composta da direttori amministrativi e coordinatori della funzione territoriale dell’azienda sanitaria, riducendo a 250 il numero di coloro che non hanno ancora risposto all’appello vaccinale. Tra gennaio e febbraio, gli organici sanitari sono stati la prima categoria a ricevere le dosi di vaccino anti Covid.
Ma non tutti hanno aderito. E ai primi di settembre sono partite le verifiche della posizione di ogni singolo operatore da parte della commissione Asl. Alla base delle ragioni per le quali amministrativi e sanitari non abbiano aderito alla misura preventiva, l’ipotesi che molti di loro potrebbero aver contratto il coronavirus durante la pandemia per cui sarebbero esenti dalla vaccinazione per almeno sei mesi. Altre ipotesi potrebbero essere l’impossibilità alla vaccinazione per motivi legati a particolari problemi di salute.
La commissione esaminatrice della Asl, che ha dovuto valutare ogni singola posizione, è istituita sulla base del decreto 44/2021, convertito con le modificazioni nella legge del 28 maggio, numero 76, prevede l’adozione del protocollo Asl definito nella delibera 1406 firmata dal manager Vincenzo Ciamponi.
Nella deliberazione si legge che «le regioni e le province, per il tramite dei servizi informativi riservati alla profilassi, verificano lo stato vaccinale di ciascuno». Quando da tali fonti «non risulta l’effettuazione della vaccinazione anti Sars Cov 2, o la presentazione della richiesta, la regione o la provincia, nel rispetto delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali, segnala alla locale Asl i nominativi di chi non risulta vaccinato». Dopodiché «ricevuta la segnalazione invita l’interessato» ed ecco la ragione della spedizione delle lettere, «a produrre, entro cinque giorni dalla ricezione, la documentazione comprovante l’effettuazione della vaccinazione» o le ragioni per le quali non è stata fatta. In caso di mancata risposta entro i termini, la Asl invia un nuovo sollecito «indicando le modalità e i termini entro i quali adempiere l’obbligo». Perché di obbligo si tratta, malgrado la vaccinazione sia formalmente solo consigliata dalle autorità sanitarie apicali. Decorsi i termini, e accertata l’inosservanza dell’obbligo, l’azienda sanitaria procederà alla sospensione (o altrimenti detta “sospensione non retribuita”) dei sanitari dalle «prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o che comportano il rischio di diffusione del contagio». Durante tale periodo, il personale sospeso non sarà stipendiato. Ma prima dell’assegnazione del dipendente a nuove mansioni è previsto «l’azzeramento delle ferie residue delle precedenti annualità».