Sant’Andrea e il dipinto donato da Aligi Sassu

A 57 anni dalla consacrazione della chiesa, la studiosa Teresa Barrella svela i dettagli di quel regalo
PESCARA. Bagliori di tempera gialla, bianca e rossa nella chiesa di Sant’Andrea: sono quelli degli affreschi di Aligi Sassu che ornano le pareti della cappelletta dagli anni ’60. Nella rappresentazione del pittore e scultore milanese scomparso nel 2000 e con un passato futurista, c’è San Pietro assiso al centro, circondato da Papa Giovanni XXIII e Paolo VI e uno stuolo di 72 tra cardinali e vescovi in atto contemplativo, tra cui anche il ritratto di monsignor Antonio Iannucci che volle l’ampliamento della struttura da lui consacrata tra il 14 e 15 novembre 1964. Cinquantasette anni dopo quelle opere di straordinaria bellezza, che non tutti i pescaresi conoscono, si possono ammirare ogni giorno, insieme ai due mosaici, quando la parrocchia dei padri Oblati, guidata da padre Carlo Mattei, è aperta al culto e anche in occasione delle prossime festività, il 30 novembre (messa alle ore 18 accompagnata dal concerto del coro di Gianni Golini) dedicate al patrono dei marinai. In un saggio, Teresa Barrella Pietrantonio, insegnante in pensione, pescarese di origine lancianese, esponente del Cif (Centro italiano femminile), ricostruisce la genesi della creazione degli affreschi di Sassu a Sant’Andrea grazie all’intercessione dello storico padre Fiore Paglione, oggi 94enne e imparentato a Sassu: «Il fratello di padre Fiore, Alfredo, all’epoca era direttore di una galleria d’arte a Milano dove esponeva l’artista. In seguito, nel 1967, Alfredo sposò Teresita Olivares, boliviana, sorella della moglie di Sassu, proprio a Sant’Andrea. Così Sassu venne a Pescara e lasciò la testimonianza degli affreschi ancora poco conosciuti». La congregazione dei padri Oblati di Maria Immacolata si cura delle anime della parrocchia dal 26 novembre 1942. Dall’ampliamento di un piccolo luogo di culto, voluto da Iannucci, indimenticato vescovo scomparso nel 2008, nel 1962, ad opera dell’architetto romano Eugenio Maria Rossi, nacque quella che venne definita dai giornali dell’epoca «un’ardita costruzione moderna». La ex prof Barrella svela anche la curiosità dei «soggiorni a Pescara di Aligi Sassu» per affrescare le pareti della chiesa sottolineando «il suo precipitoso arrivo, il giorno prima dell’inaugurazione, per fare un piccolo ritocco alla figura di Iannucci».

