«Sapevo che mio figlio si sarebbe ammazzato»

La madre di Grieco rompe il silenzio dopo il suicidio del figlio nel carcere di Teramo «Mi aveva scritto: non potrò più difenderti». Domani i funerali a Sant’Andrea
PESCARA. «Chiamatemi dottoressa, ci tengo: sono laureata in Giurisprudenza, sono stata funzionaria alla Regione, e ho fatto per un anno anche l’avvocato. Sono una persona perbene, come mio figlio: un ragazzo perbene». Maria Teresa Colaprete, la mamma di Giovanni Grieco (Raffaele Colaprete prima di ottenere il riconoscimento da parte del padre qualche anno fa), il giorno dopo il suicidio del figlio in carcere, dov’era rinchiuso da maggio per l’omicidio del pasticciere Giandomenico Orlando, decide di uscire allo scoperto stanca, dice, di sentirsi additata come «la mamma cattiva, addirittura istigatrice. Io che non sono capace di ammazzare una formica e che ho le migliori amicizie di Pescara».
Dottoressa Colaprete, se l’aspettava un epilogo così terribile?
Sì me l’aspettavo, Giovanni non sopportava il carcere. Che dolore, il mio più grande amore, l’unico figlio. Ora sono sola.
E che arrivasse a uccidere, se l’aspettava?
No, assolutamente. Ha agito in un momento di poca lucidità mentale, è impazzito. È stato provocato e ha agito d’impulso, servendosi di un oggetto che si portava dietro per difendersi da certi zingari che si trovava davanti ai locali. Perché faceva il buttafuori, anche se io non ero contenta. Aveva il diploma di ragioneria, ha fatto fino alla quinta elementare alle Domus mariae, altroché. E mi devo pure sentir dire che mio figlio è stato malamente educato da me. Figurarsi, se tutti dicono che sono troppo buona, che sono una persona pacifica e perbene.
Ma allora perché tutte le liti di questi anni con la famiglia Orlando?
Sono arrivati quando io già abitavo qui, è la casa che mi hanno lasciato i miei genitori. E dal loro arrivo per me sono iniziati 40 anni di sofferenza, con le macchine che rullavano in tutte le ore del giorno e della notte. Io sono una vittima, lo giuro su Dio. Mio figlio ha fatto quello che ha fatto per difendermi. Lui e il mio avvocato me lo dicevano che me ne dovevo andare da questa casa, ma è piena di ricordi, di quadri, di dischi, anche ora non me ne voglio andare. Me ne dovevo andare prima che succedesse la tragedia. Ci sono state tante cause in questi anni, e hanno sempre vinto loro. Ma io sono andata pregando di mettermi un controsoffitto (il locale è stato insonorizzato dai proprietari ndr) perché la mattina dovevo andare a lavorare. Mio figlio ha fatto quello che ha fatto per difendermi. Me l’ha scritto anche su una delle ultime lettere che mi ha mandato dal carcere, e me ne ha mandate una ventina: mi ha scritto “mamma perdonami se non ti posso più difendere, ti lascio sola.
Che tipo era suo figlio?
Hanno detto che era violento. No, era nervoso: quando qualcuno gli diceva una cosa che non gli andava bene picchiava. Ma non gliel’ho insegnato certo io. Il mio amatissimo figlio che sarà sempre con me e nel mio cuore. Amore mio, ti voglio bene.
A quanti anni l’ha avuto?
L’ho avuto a 36 anni perché desideravo un figlio al di sopra di me stessa, frequentavo un uomo della bassa Italia, laureato in legge, scapolo, che l’ha riconosciuto dopo. Io sono stata una madre ragazza, perché l’ho sempre mantenuto io mio figlio.
Quand’è stata l’ultima volta che l’ha visto o sentito?
Lunedì verso le 15. Mi ha chiamato al telefono. “Mamma ti voglio bene, ricordatelo sempre” mi ha detto. E questo “ricordatelo sempre” ha cominciato a farmi pensare, ma che dovevo fare? Speravo che venisse assicurato in qualche clinica, “ma anche così sarò piantonato” mi diceva, “la mia vita è finita”. Lo sapevo che si ammazzava. Ma che potevo fare? Mi ha telefonato l’avvocato alle 3 di notte per dirmelo, ora il mio dolore è supremo, per la perdita di mio figlio adorato che voleva proteggermi. Gli hanno voluto fare pure l’autopsia, che bisogno c’era? Volevo andare a Teramo, ma le pompe funebri mi hanno detto che facevano tutto loro, Ho un’aritmia cardiaca, non sto bene, ma lo devo vedere, prima che lo chiudano.
Come mai ha scelto di raccontare queste cose?
Da maggio mi ero sempre rifiutata perché avevo troppe cose dolorose da dire e perché temevo anche rappresaglie. Sono stata sempre in silenzio, un silenzio voluto e cercato con fatica. Ma oggi lo voglio dire, io sono una vittima, mio figlio ha fatto tutto questo per difendermi. E dopodomani (domani ndr) faremo il funerale a Sant’Andrea.
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