Sblocca cantieri, la legge vale 12 milioni

La maggioranza di centrodestra soffia ai 5 Stelle la norma che salva i lavori in corso. Ma i crediti incagliati sono 600 milioni
L’AQUILA. I sette articoli che compongono la proposta di legge regionale sblocca-cantieri non riusciranno a sanare lo stop al Superbonus. Ma sono un punto di partenza. La norma proposta dal presidente del Consiglio, Lorenzo Sospiri, porta le firme del governatore Marco Marsilio e di altri nove esponenti del centrodestra (Quaglieri, Verrecchia, D’Annuntiis, Febbo, D’Incecco, Montepara, De Renzis, Bocchino e Rompicapo). Ed è diventata un cavallo di battaglie della maggioranza di Fdi, Forza Italia e Lega, soffiato dalle mani dei 5 Stelle, da cavalcare in campagna elettorale per le regionali del 2024.
Non è un caso, infatti, se ieri mattina, in Commissione Bilancio, sia scoppiata una delle discussioni più animate degli ultimi mesi tra il pentastellato Domenico Pettinari e la sua ex capogruppo, Sara Marcozzi, passata con Forza Italia.
Al primo che chiedeva un rinvio dell’esame della legge, per l’assenza in commissione di Francesco Taglieri, capogruppo M5S in Consiglio regionale, ribatteva la seconda che accusava l’ex compagno di Movimento e battaglie in aula di voler solo perdere tempo. Una lite vera e propria non come in quel film di Ettore Scola degli anni Settanta, “C’eravamo tanto amati”.
Sta di fatto che il progetto di legge è slittato a martedì prossimo, il giorno del Consiglio regionale, quando sarà approvato in Commissione Bilancio e poche ore dopo in aula, con l’accordo di modificarne un punto molto debole che, così com’è ora la norma sblocca-cantieri, fa pensare a un medico che prescrive l’aspirina per curare il cancro. Vediamo perché.
Il nuovo report sul Superbonus diffuso ieri mattina dall’Enea, infatti, traccia un quadro chiaro e drammatico per centinaia di imprese edili abruzzesi e migliaia di famiglie perché quantifica i crediti incagliati in circa 600 milioni di euro a fronte di una proposta salva cantieri che può nella migliore delle ipotesi sbloccarne il 2 per cento, pari a 12 milioni. Ma la norma che andiamo ad illustrare è emendabile. Cerchiamo di capire come.
La legge prevede innanzitutto «che la Regione Abruzzo e gli enti pubblici economici regionali e/o società partecipate da essa controllati, non inclusi nell’elenco delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato, assumano un ruolo attivo nella circolazione dei crediti fiscali». Le società individuate sono le seguenti: Tua, Ater, Arap, Saga e Consorzi di bonifica.
Ma tra queste, ad esclusione della prima, nessuna ha una capienza fiscale accettabile per lo scopo che la legge si pone. E cioè «l’acquisto dei crediti fiscali consentito nei limiti della consistenza della capacità di compensazione annua mediante modello F24 degli enti pubblici economici regionali e/o società partecipate, limitato, per ciascun credito, alla sola quota annuale immediatamente utilizzabile dal cessionario in compensazione mediante modello F24 nel corso della stessa annualità in cui ha luogo l’acquisto».
Il meccanismo di acquisto dalle imprese dei crediti bloccati da parte di società ed enti regionali deve avvenire - specifica inoltre la legge - «al miglior prezzo offerto dai soggetti cedenti, comunque non superiore al valore nominale del credito». E sarà la Giunta regionale a tenere in mano le redini delle operazioni perché «entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, detta le disposizioni per l’attuazione della normativa ed in particolare stabilisce i criteri per la valutazione della consistenza della capacità di compensazione annua mediante modello F24 degli enti pubblici economici regionali e/o società partecipate nonché i criteri e le modalità attuative finalizzate alla gestione della fase negoziale con i titolari dei crediti».
Fin qui, però, la norma sblocca lavori vola a quota bassa, affidandosi di fatto esclusivamente alla società regionale del trasporto pubblico, la Tua, per quei 12 milioni l’anno da compensare piazzandosi al centro di un meccanismo di triangolazione fra le imprese che cedono crediti le banche che li acquistano. Occorre quindi un moltiplicare che la legge in realtà prevede ma così com’è riportato non basta per garantire la certezza dell’esito.
L’articolo 5 è il punto centrale perché dà «la possibilità agli enti locali di avvalersi delle disposizioni di cui alla legge, per le medesime finalità, per il tramite dei propri enti pubblici economici e/o società partecipate da essi controllati».
Comuni e Province possono dunque entrare nella partita, ma non è così scontato senza il via libera del governo. Che occorre chiedere e ottenere. La legge Abruzzo però potrebbe diventare una norma apripista a livello nazionale con enormi vantaggi elettorali per il centrodestra che l’ha proposta soffiandola ai 5 Stelle.
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