Sblocco dei licenziamenti, c’è uno spiraglio

26 Giugno 2021

Abruzzo, dal 1° luglio in 17mila rischiano il posto ma la partita non è chiusa: si parla di proroga selettiva

PESCARA. Si apre uno spiraglio sulla questione del blocco dei licenziamenti che, allo stato attuale, dovrebbe decadere il primo luglio. Nonostante l'argomento, che ha generato mille polemiche, sembrasse ormai chiuso, il Governo starebbe ora lavorando ad un decreto per una proroga selettiva, ma la partita è ancora aperta e tutta da definire. In Abruzzo la questione, secondo le stime di Cgil, Cisl e Uil regionali, potrebbe riguardare tra i 12mila e i 17mila lavoratori. Il blocco dei licenziamenti fu introdotto a marzo 2021 dal Governo Conte per evitare che la pandemia provocasse una emorragia di posti di lavoro. A marzo scorso la misura era stata prorogata fino al 30 giugno. Si è discusso a lungo di una nuova proroga, che però, fino ad ora, non c'è stata. Quello del primo luglio, in ogni caso, è uno sblocco parziale: in base alla normativa oggi vigente, per industria ed edilizia torna la cassa integrazione ordinaria, ma scontata. Chi la utilizza non potrà licenziare. Chi invece non ha bisogno di chiedere la cig scontata può tornare a farlo.
Per servizi e terziario, invece, il blocco va avanti fino al 31 ottobre, accompagnato sempre dalla cassa emergenziale. Se sul tema la maggioranza non ha posizioni chiare e compatte, nelle ultime ore sono emerse comunque delle novità e sembra ci sia uno spiraglio. L'esecutivo guidato dal premier Mario Draghi, infatti, starebbe lavorando ad un provvedimento per una proroga parziale del blocco dei licenziamenti. Una misura selettiva, che potrebbe interessare solo alcuni settori in difficoltà, come il tessile - il comparto della moda è stato tra i più colpiti - e le grandi crisi industriali. Strettissimi i tempi. Inserire la modifica nell’iter di conversione in legge del decreto Sostegni bis richiederebbe sicuramente tempo ma la scadenza è prevista tra quattro giorni. Se si riuscirà a trovare una sintesi, un eventuale decreto, dovrebbe arrivare a brevissimo, entro fine mese. Al momento, in ogni caso, come sottolineato da più parti nella maggioranza e anche dallo stesso ministro del Lavoro, nulla è definito e la partita è ancora aperta. La questione, nelle ultime settimane, ha visto protagonisti, su posizioni contrapposte, da un lato proprio i sindacati, che accusano il governo di aver ceduto alle pressioni degli industriali, dall'altro il premier Draghi, che ha difeso la fine del blocco dei licenziamenti, spiegando che «l’intervento previsto è in linea con tutti gli altri paesi europei e garantisce la cassa integrazione gratuita in cambio dell’impegno di non licenziare». Secondo molti, però, si rischia uno «tsunami di licenziamenti», che potrebbero arrivare addirittura a due milioni, ma fare previsioni è difficile. (l.d.)