Scadute da dieci mesi le licenze minerarie alla Sama Italcementi

2 Febbraio 2016

Scafa, il sindaco Giancola contro la Regione per il mancato rinnovo: nessun bando pubblicato entro il 31 dicembre

SCAFA. La concessione mineraria del compendio di Manoppello è scaduta lo scorso 30 aprile. La Regione avrebbe dovuto pubblicare un bando di gara europeo per riaffidare i siti di estrazione dalla roccia asfaltica anche nei territori circostanti di Scafa, Abbateggio e Lettomanoppello, essendo esclusivamente di competenza regionale la gestione del settore cave, miniere ed estrazioni.

Un bando che avrebbe previsto anche il riaffidamento della conduzione della Sama di Scafa, opificio di proprietà pubblica, sotto la giurisdizione del demanio, che fino ad aprile dello scorso anno ha prodotto mattonelle di asfalto ancora oggi molto richieste dal mercato. Una fabbrica attiva a Scafa sin dagli inizi del 900 e che fino all'ultimo ha tenuto impiegate una ventina di maestranze. Con un accordo dello scorso anno, Regione e demanio, avevano stabilito di concludere il bando entro lo scorso dicembre 2015. «Mentre però l'agenzia del demanio» spiega il sindaco, Maurizio Giancola, «ha svolto tutto quanto di sua competenza tenendo fede all'impegno e approntando anche uno schema di convenzione che Regione e demanio avrebbero dovuto sottoscrivere, la Regione è rimasta al palo, nonostante le varie sollecitazioni da parte nostra». Oggi Giancola torna sul problema con una nuova lettera indirizzata ai vertici regionali. «La scadenza del 31 dicembre non è stata rispettata» scrive «lo scorso 18 novembre ho avuto assicurazioni, in risposta alla mia nota del 6 ottobre scroso,che gli impegni assunti dalla Regione sarebbero stati rispettati. Riattivare la Sama, a Scafa, resta un obiettivo di fondamentale importanza» prosegue il sindaco «per la rinascita del territorio che, al contrario, viene mortificato dall'inspiegabile ritardo, poiché nonostante l'opificio sia da mesi inattivo, continuano a pervenire richieste di forniture a dimostrazione della qualità del prodotto».

Giancola invita a riflettere anche su un altro aspetto del ritardo sul riaffidamento della concessione, inerente il danno erariale, inteso come mancato incasso sia degli importanti canoni concessori che per la vendita del prodotto finito.

©RIPRODUZIONE RISERVATA