Scafa, il cedro di 130 anni dichiarato monumento

Proveniente dal Marocco, è il più grande d’Abruzzo con circonferenza di 5,34 metri Si trova nel giardino di Villa Bianca. Un libro ne spiega storia e caratteristiche
SCAFA. «È un albero di 130 anni d'età, con un circonferenza di 5,34 metri, qualità che gli conferiscono il pieno titolo di essere il più grande cedro d'Abruzzo: un esemplare molto interessante, dobbiamo esserne orgogliosi».
È la breve descrizione del professor Francesco Nasini, filosofo e teologo ma con la passione di studiare gli alberi secolari. E l'albero a cui si riferisce è ben piantato e radicato nel giardino di Villa Bianca, a Scafa, nel cuore della Val Pescara. «Un testimone, silente osservatore», lo definisce Nasini «di tutte le trasformazioni che hanno riguardato per oltre un secolo la storia del paese».
Si tratta di un cedro dell'Atlante, originario del Nord Africa e proveniente dal Marocco, che con decreto del presidente della giunta regionale, la 72 del 14.09.2012, è stato dichiarato "Monumento naturale", specie protetta, che non potrà mai essere abbattuta. Nasini è autore del libro "Grandi alberi d'Abruzzo. Storie e leggende di 108 patriarchi verdi". E qui descrive anche il “patriarca” di Villa Bianca di Scafa.
Un testo presentato ufficialmente solo qualche giorno fa a Scafa (il 29 giugno), nell'ex convento delle Clarisse, in un evento promosso dall'assessorato comunale ai Parchi, diretto da Antonio Buccella, nel corso del quale è stato anche mostrato un video prodotto per far conoscere le bellezze naturali locali e promuovere il turismo. Una targa invece è stata scoperta a Villa Bianca in onore del cedro e dell'azione di qualche decennio fa dei giovani de “Le Scafe”, imposta nei pressi del mastodontico cedro, con una scritta emblematica: «Seppero superare barriere e diversità ideologiche condividendo un'idea di paese più vivibile, moderno ed equo».
«Un albero diventa "monumentale" non solo per età e circonferenza, ma anche per la bellezza, la storia, la leggenda e la tradizione orale che le sono legate», spiega Nasini. Oggi, tutti possono osservare il Cedro di Villa Bianca, essendo stato il sito che lo ospita aperto al pubblico dall'ottobre 2003, in virtù di un'intesa al tempo sottoscritta da Comune, Demanio dello Stato e società Italcementi che gestiva l'area. Dal 2018, Villa Bianca è divenuta proprietà del Comune, in base alla legge sul federalismo demaniale. «E fu l'associazione culturale Le Scafe negli anni 80», ricorda il sindaco Maurizio Giancola, che dell’associazione faceva parte «a battersi affinché Villa Bianca diventasse un bene pubblico. Dopo tanto il sogno di quei giovani, che sembrava velleitario, si è realizzato e il parco di Villa Bianca è nella piena fruizione dei bambini, dei residenti e degli abitanti del territorio».

