Scappa dal balcone, lui la insegue e spara

12 Luglio 2016

La donna, 28 anni, madre di sei figli, colpita a una gamba in mezzo alla strada Moreno Sagazio arrestato dalla polizia dopo due ore di caccia all’uomo

PESCARA. Rosetta questa volta si è salvata perché nella sua folle fuga giù dal balcone del primo piano è stata più veloce di lui e della sua pistola.

Lui si chiama Moreno Sagazio ha 32 anni e un tatuaggio sul petto con il nome di Rosetta, la “sua” Rosetta, stampato sul petto a caratteri cubitali. Solo che intorno alla mezzanotte di domenica con quella pistola tirata fuori all’improvviso durante una lite in casa, Sagazio a Rosetta le ha sparato, colpendola fortunatamente a un polpaccio mentre la donna correva senza fiato lungo via Lago di Capestrano, nel cuore di Rancitelli. Non uno, ma più colpi avrebbe esploso il 32enne, ex sorvegliato speciale e già beccato due anni fa in via Caduti per Servizio con una pistola. E a raccontarlo non è solo Rosetta, ricoverata in ospedale con una prognosi di 20 giorni e ancora sotto choc per quella morte scampata, ma anche i tanti residenti che quegli spari li hanno sentiti distintamente a mezzanotte tra domenica e lunedì, e hanno chiamato le forze dell’ordine.

È proprio grazie alla collaborazione di un quartiere difficile come Rancitelli che i poliziotti della squadra Volante diretti da Dante Cosentino sono riusciti ad arrivare in maniera tempestiva sul posto e a rintracciare, nel giro di un paio d’ore e dopo aver passato al setaccio tutta la zona, sia Sagazio che la pistola, nascosta in un cespuglio nei dintorni di via Lago di Capestrano.

I dettagli dell’arresto e dei venti minuti di follia che hanno fatto da preludio agli spari e al ferimento della donna, li ha ricostruiti in conferenza stampa proprio il dirigente della Volante Cosentino, rimarcando l’impegno dei suoi uomini, rimasti a lavoro per tutta la notte e ben oltre i turni di competenza, e dei colleghi della Mobile e della Scientifica arrivati anche loro sul posto.

Tutto sarebbe cominciato in un appartamento al primo piano del civico 13 di via Lago di Capestrano dove la coppia abita ospite di una cognata con alcuni dei sei figli della vittima. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, intorno a mezzanotte in casa non ci sono nè i bambini nè la cognata, ma solo la 28enne che accoglie da sola il compagno al rientro. L’uomo, come riferirà poi la donna ai poliziotti, è visibilmente alterato mentre inizia a discutere con lei per i soliti banali motivi per cui la picchia da tempo, tanto da averla indotta a denunciarlo per maltrattamenti già a gennaio, salvo ritirare la denuncia il giorno dopo.

Solo che questa volta dalle urla, alle mani, si passa ancora ad altro, perché Sagazio proprio al culmine della lite afferra la pistola che ha dietro, nella cintola dei pantaloni, e gliela punta. Rosetta non si ferma a riflettere neanche un secondo, scappa e basta, perché ha capito che questa volta non è come le altre, perché il suo compagno è davvero fuori di sè. E allora fugge non dalla porta di casa, forse troppo lontana dalla posizione in cui si trova, ma direttamente dal balcone. È al primo piano, le basta un salto e, animata dal terrore che la divora, è già in strada che urla e cerca riparo. Ma anche lui è velocissimo, perché in un attimo è in strada dietro a lei, che la insegue e intanto, come riferiscono lei e alcuni residenti, spara ripetutamente con il revolver. Uno dei proiettili calibro 38 prendono Rosetta a un polpaccio e quando lei cade ferita, lui fa dietrofront prima che scendano a soccorrere la compagna. Lei si dispera e chiede aiuto mentre, sanguinante, raggiunge di nuovo casa, come racconta la scia di sangue lungo le scale della palazzina. Mentre qualcuno chiama il 113, i parenti della donna la caricano in macchina e la portano d’urgenza in ospedale. E intanto, in via Lago di Capestrano inizia la caccia all’uomo. Cinque pattuglie della Volante, la Mobile, la Scientifica: le ricerche vanno avanti per quasi due ore lungo le traversine, nei portoni e gli anfratti della zona fino a quando, in via Imele, un poliziotto sente dei rumori provenire da un recinto. Si avvicina, è Sagazio che sta cercando di scavalcare e scappare e che, quando si trova davanti l’agente, non esita ad aggredirlo. Ma deve arrendersi. Viene portato in Questura. All’inizio non collabora, ma la pressione è tanta e alla fine cede. La pistola l’ha buttata in un cespuglio dalle parti di via Imele e infatti è lì che la trovano i poliziotti mentre Sagazio viene arrestato per lesioni volontarie aggravate e porto abusivo di arma da fuoco, e denunciato, anche, per la resistenza e le lesioni nei confronti dell’agente. Viene portato in carcere (pm Pompa), mentre continuano gli accertamenti su quel revolver. Se ha già sparato. E quando.

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