Scappano dal carcere: presi

Saltano il muro nell’ora d’aria. Li riconosce un cittadino: cattura lampo della polizia
PESCARA. È stata una fuga lampo, interrotta nel giro di poche ore dalle polizia. Due giovani detenuti romeni che ieri mattina sono evasi dal carcere di Pescara, sono stati trovati e acciuffati prima che facesse buio nella zona di San Donato. Erano alle spalle dal Tigre, vicino alla prigione in cui erano rinchiusi e che solo un mese fa ha registrato un’altra evasione, segno evidente delle carenze strutturali e di personale, denunciate in mille occasioni diverse dai sindacati ma mai superate.
Florin Covaciu, 23 anni, e Denis Costel Strauneanu, 24 anni, facilmente riconoscibile dai tatuaggi (tra cui una croce sullo zigomo), erano nascosti nella vegetazione. Sono stati costretti ad arrendersi quando i poliziotti della squadra mobile li hanno raggiunti con un’auto civetta, non identificabile dai due, e li hanno scovati. Erano ore che tutte le forze dell’ordine davano la caccia ai due (si è sollevato anche l’elicottero della polizia) e la svolta è arrivata in serata, dopo la segnalazione di una persona che ha notato la coppia di fuggitivi, avendo visto le foto segnaletiche diffuse dalla questura. In quegli stessi istanti la zona è stata circondata dalle pattuglie della Volante, e latitanza dei due è finita.
Ricerche concluse, dunque, ma l’evasione ha riproposto un problema di sicurezza del carcere già emerso in tutta la sua drammaticità l’11 luglio quando un 21enne di origine egiziana, Salah Boukhalil, ha scavalcato la doppia recinzione del carcere durante il passeggio in un’area aperta e si è allontanato da via Alento facendo perdere le tracce. Un gioco da ragazzi per il detenuto che in pochi minuti è sparito dalla circolazione, come è successo ieri per i due romeni. Hanno seguito lo stesso percorso: approfittando dell’ora d’aria, attorno alle 9, hanno raggiunto velocemente un punto in cui è facile arrampicarsi e superato due recinzioni, una dopo l’altra.
Anche per l’egiziano sono stati i poliziotti della Mobile, diretti da Dante Cosentino, a mettere fine alla fuga: lo hanno scovato in Puglia, a Cerignola, a casa di connazionali. Già allora le polemiche dei sindacati erano state corali perché da anni chiedono più personale (sono in servizio 111 addetti a fronte di 310 detenuti) e sollevano il problema del muro di cinta troppo basso, ben al di sotto dello standard. L’evasione di agosto 2020 aveva svelato le falle del sistema, poi quest’anno sono arrivate le conferme. «È evidente che fuggire dal carcere è semplicissimo, considerato che viene usata sempre la stessa modalità, approfittando della carenza di personale», ha commentato a caldo Nicola Di Felice dell’Osapp. «Noi ci preoccupiamo del personale che potrebbe vedersi addossate responsabilità che non ha e nello stesso tempo pensiamo che le conseguenze di queste fughe potrebbero essere drammatiche, con il sequestro di un cittadino. Chiediamo che la pianta organica venga adeguata alle esigenze di questo carcere e alla situazione strutturale obsoleta, e che arrivino altri 40 agenti giovani, oltre a quelli annunciati. Chiediamo anche un’indagine sulla dirigenza del carcere e della polizia penitenziaria», affidate rispettivamente a Lucia Di Feliciantonio e Nada Marrone, «con il conseguente allontanamento se dovesse emergere che non è stato fatto ciò che andava fatto».
Stesso appello da Giuseppe Merola, della Fp Cgil Abruzzo Molise, e Alessandro Luciani, del Sinappe, che puntano a «un immediato accertamento di responsabilità e all'avvicendamento dei vertici del carcere» perché le evasioni «compromettono l'ordine e la sicurezza anche per la città ed è arrivato il momento di dire basta». «È assurdo che alla quarta evasione nessuno si preoccupi di evitare che accada di nuovo», polemizza dall’Uspp Sabino Petrongolo. «È evidente che i detenuti si passano la voce, sul punto di fuga. E noi segnaliamo i problemi dal 2019: sapevamo che saremmo arrivati a questo punto ma non siamo stati ascoltati». «Siamo certi che anche stavolta le colpe saranno cercate tra la polizia penitenziaria», fa presente Ruggero Di Giovanni dalla Uilpa polizia penitenziaria, «ma sappiamo che sono da cercare più in alto e auspichiamo una verifica ispettiva del dipartimento della amministrazione penitenziaria».

