Scarseggiano i vaccini per 20mila malati cronici

24 Ottobre 2020

Medici di base presi d’assalto. La Asl: «Tempi giusti per le somministrazioni»

PESCARA. I centralini dei medici di base da giorni sono bollenti. A telefonare, sulla spinta delle raccomandazioni quotidiane arrivate da tutti i virologi che da settimane consigliano di sottoporsi al vaccino antinfluenzale anche come forma di prevenzione della diffusione del Covid-19, sono soprattutto i pazienti a rischio. Parliamo di persone oltre i 65 anni, soggetti deboli nei quali l’età avanzata si associa spesso a patologie croniche: diabetici, cardiopatici, oncologici, immunodepressi, malati di asma, tumori, bronchiti, pazienti dializzati o affetti da problemi dell’apparato respiratorio.
Secondo una stima di Silvio Basile, presidente della sezione regionale dello Smi, il Sindacato dei medici italiani, si tratta di una fascia della popolazione che, tra Pescara e provincia, abbraccia «dai 20 ai 30mila pazienti a oggi ancora in attesa di ricevere la vaccinazione contro l’influenza». I motivi di questi ritardi vanno ricercati nella mancanza di forniture da parte della Asl e nelle lungaggini burocratiche che hanno portato all’allungamento dei tempi della gara regionale per l’acquisto delle dosi. «La fornitura», spiega Basile, «di 34mila dosi di vaccini antinfluenzali, ricevuta finora dalla Asl e distribuita ai medici di famiglia per cominciare la somministrazione tra i pazienti che hanno più di 65 anni, con o senza patologie gravi, è bastata appena a coprire un terzo delle richieste. Tutti gli altri che avrebbero tratto giovamento dal vaccino antinfluenzale sono costretti ad attendere almeno la metà di novembre quando, con tutta probabilità, riceveremo le ulteriori dosi».
Tra la fascia di anziani ancora in attesa di ricevere la vaccinazione per la copertura contro il virus dell’influenza ci sono Luigi, 78 anni, affetto da bronchite cronica, e sua moglie, cardiopatica, che di anni ne ha 74 anni. «Avevano detto che quest’anno la campagna sarebbe iniziata il primo ottobre e invece il vaccino non si trova», racconta l’uomo senza nascondere la propria apprensione, «i medici di base ne sono sprovvisti e in farmacia non si vendono. E allora noi pazienti fragili cosa dovremmo fare e a chi dobbiamo rivolgerci?».
Si stima che quest’anno siano state richieste dalla Asl 140 mila dosi per la campagna antinfluenzale, circa il doppio rispetto a quelle distribuite lo scorso inverno. Dei 268 medici di base presenti sul territorio provinciale, in 260 hanno aderito alla campagna vaccinale ritirando le prime 34mila dosi. «Ma si tratta di un numero irrisorio di dosi», rimarca Silvio Basile, «per le persone che hanno più di 65 anni abbiamo già iniziato a effettuare il vaccino trivalente adiuvato. Invece per tutte le altre categorie affette da patologie croniche, per le quali è necessario il quadrivalente, che in base alla circolare del maggio 2020 il ministero mette a disposizione gratuitamente, non abbiamo ancora iniziato la somministrazione. Si tratta di 74mila tra malati oncologici, diabetici, dializzati, ipertesi, cardiopatici, persone affette da gravi patologie respiratorie, alle quali si aggiungono i bambini e gli operatori sanitari».
Un dato da evidenziare è che, mentre nell’inverno 2019/2020 la copertura vaccinale a Pescara e provincia ha toccato il 59,4 per cento del totale, percentuale tra l’altro tra le più alte in Italia, quest’anno con la pandemia da coronavirus che ha preso a dilagare la richiesta è aumentata enormemente. «Riceviamo tantissime telefonate al giorno», spiega Basile, «il vaccino antinfluenzale rappresenta una forma di protezione e anche un auto diagnosi differenziale contro il Covid, visto che alcuni studi hanno dimostrato che chi si era vaccinato contro l’influenza è stato meno aggredito dal coronavirus. Inoltre, per consentire il rispetto delle norme anti assembramento e delle altre indicazioni in materia di sicurezza, i tempi della somministrazione si sono dilatati».
A rispondere all’allarme sollevato da pazienti e medici di famiglia è il direttore sanitario della Asl Antonio Caponetti che sottolinea come bisogna sì vaccinarsi, ma anche «farlo nei tempi giusti». «Il vaccino antinfluenzale», spiega Caponetti, «ha una copertura di tre mesi dalla somministrazione. Quindi, se ci si vaccina a ottobre, il rischio è di trovarsi senza anticorpi nei mesi in cui il picco influenzale è maggiore, e cioè a gennaio e febbraio, visto che non è possibile sottoporsi a una seconda dose di antinfluenzale. Dico a chi è in allarme che ci vuole un po’ di buon senso, anche perché oggi non c’è alcun allarme influenza e per fortuna il bel tempo ci sta aiutando. Per i tempi delle forniture, invece, siamo nelle mani delle ditte che finora ci hanno mandato solo piccole quote, tra l’altro già terminate».
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