Scenari, un Renzi bis per approdare alle elezioni
Tra i democratici cautela sull’ipotesi. Solo nel week end si scioglierà il rebus Ma Rosy Bindi ammonisce: «Nel partito è finito il tempo dell’unanimità»
ROMA. L’obiettivo resta quello di andare a elezioni anticipate, il prima possibile, dopo ovviamente la sentenza della Consulta sull’Italicum. Ma andarci da una posizione di forza: da Palazzo Chigi. Matteo Renzi non ha cambiato idea. Solo strategia. Almeno a dare retta a chi gli ha parlato in queste ore.
Formalmente il partito chiede ancora un governo con tutti dentro o il voto. Ma prende peso l’ipotesi di un Renzi bis. Il premier ieri è salito al Colle per consegnare al capo dello Stato le dimissioni, annunciate domenica notte, dopo la batosta referendaria e procrastinate fino a ieri sera per varare la manovra e mettere in sicurezza i conti, come gli aveva chiesto il Quirinale. Nei 45 minuti di colloquio con Sergio Mattarella, Renzi ha ribadito che il Pd non vuole restare con il cerino in mano, ripetendo la sciagurata avventura del governo Monti che portò dopo due anni il partito alla «non vittoria» di Pier Luigi Bersani nel 2013. «Non possiamo lasciare che siano Grillo e Salvini a chiedere le elezioni dando l’impressione che il Pd ha paura del voto», avrebbe detto Renzi al capo dello Stato. «Se davvero non ci sono le condizioni per tornare al voto visto che abbiamo due sistemi diversi per Camera e Senato, allora tutte le forze politiche si devono assumere le proprie responsabilità», sostenendo un esecutivo che metta mano alla legge elettorale. Altrimenti? È qui che cambia lo scenario. Se, come tutto lascia presagire dovesse fallire il tentativo di coinvolgere le opposizioni per un sostegno a un esecutivo di scopo, il Pd e Renzi si troverebbero di fronte alla necessità di scegliere tra sole due opzioni: accettare un reincarico a Renzi o proporre al capo dello Stato il nome di un altro esponente del Pd per guidare l’esecutivo da qui al voto. Il rebus sarà sciolto al termine delle consultazioni. Il calendario prevede che il Pd sarà ricevuto sabato pomeriggio. Renzi però non farà parte delle delegazione. Al Quirinale andranno i due vicesegretari democratici, Serracchiani e Guerini, e il presidente del partito, Orfini.
In direzione Renzi ovviamente non si è espresso. Ma, anche su consiglio di Dario Franceschini che governa la corrente più forte del Pd e ha un rapporto strettissimo con Mattarella, ha rinviato lo scontro con la minoranza. Del resto il governo in Parlamento ha appena incassato un voto di fiducia a palazzo Madama, dove la manovra è passata con 173 voti. È da qui che si dovrà ripartire. L’ipotesi di un Renzi bis piace molto ai fedelissimi del segretario che, alla vigilia della direzione, si sono incontrati in un ristorante del centro di Roma con l’obiettivo di convincere il «capo» ad accettare un reincarico. Alla cena, organizzata dal Tesoriere Pd, Bonifazi, sono state esaminate due possibilità: convincere Renzi a restare a palazzo Chigi fino al voto, o proporre Paolo Gentiloni per l’incarico. In tutti e due i casi però a palazzo Chigi, avrebbero concordato i presenti, è necessario che resti Luca Lotti, l’attuale sottosegretario, braccio destro e sinistro di Renzi. Una figura decisiva anche in previsione della nuova tornata di nomine di molte aziende controllate dalla Stato in primavera.
«Renzi si è lasciata aperta ogni strada», spiegano fonti della maggioranza. Ma anche nel Pd c’è sconcerto. Lo testimonia Rosy Bindi: «In direzione Renzi non ha fatto altro che difendere l’operato del suo governo. È finito il periodo in cui Renzi parla e poi c’è una votazione pressoché unanime, perchè c’è già una minoranza e anche tra i suoi credo che si aprirà una discussione, come accade dopo una sconfitta».
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