Sciarra: abbattete i ruderi sono troppo pericolosi

31 Agosto 2016

Il presidente dei costruttori chiede di demolire il patrimonio vecchio e anonimo Poi sollecita l’intervento del Comune per favorire e incentivare la ricostruzione

PESCARA. In caso di terremoto, come ci si salva? Come si salvano le vite, la storia e il nostro futuro? Se lo chiede Marco Sciarra, presidente della sezione di Pescara dell’Associazione nazionale costruttori edili che stimola una riflessione su questi interrogativi e lancia anche delle proposte concrete.

«È evidente cosa fare», dice Sciarra. «La via da percorrere subito è la demolizione dei ruderi privi di valore artistico e architettonico. Bisogna avere la determinazione lungimirante di demolire tutto il patrimonio vecchio e anonimo perché può costituire solo un pericolo e non un valore». Si pensi a tutte le strutture, pubbliche e private, che da anni sono abbandonate a se stesse e sono diventate il rifugio di tanti disperati che non hanno una casa e, specie nei mesi più freddi, cercano riparo anche in edifici poco sicuri. Lo si è già fatto per l’ex mercato ortofrutticolo che per anni è rimasto in piedi sulla riviera sud, meta di senzatetto e sbandati, e ora si potrebbe fare per altre strutture vuote che, in caso di terremoto, rappresenterebbero un pericolo, ma anche per una lunga serie di edifici abitati.

Per Sciarra bisogna seguire la strada della «demo-ricostruzione», cioè procedere alla demolizione e alla successiva ricostruzione ma «questo strumento va incentivato e spinto», per funzionare davvero. Al momento la normativa nazionale è rigida e chi demolisce deve necessariamente ricostruire subito, altrimenti perde il diritto ad edificare in un secondo momento. Questo aspetto «vincola i proprietari a mantenere in piedi fabbricati fatiscenti e pericolosi, aumenta il degrado e diminuisce la sicurezza sociale, culla la criminalità».

Che fare? «Il sindaco dovrebbe spingere con noi per accelerare l’iter parlamentare di modifica della legge urbanistica», chiede Sciarra. E poi bisogna puntare agli «incentivi», suggerisce sempre il presidente dell’Ance, «per favorire chi intende investire sulla ricostruzione, che consentirebbe di realizzare interventi con tutti i requisiti sismici. Gli incentivi possono essere fiscali, sugli oneri concessori, volumetrici» e permetterebbero di puntare ad «immobili di qualità, appetibili sul mercato. Non lo sono, e restano invendute, le costruzioni di 30 o 40 anni fa, che non hanno garanzia di staticità e consumano di più».

Anche sul fronte degli incentivi l’Ance chiama in causa il Comune. «In questo momento le uniche previsioni sono quelle del Decreto sviluppo, mentre la legge regionale del 2012 non è stata ancora recepita a livello locale». Se non si interviene, sottolinea Sciarra, «la demolizione resterà pressoché impossibile» e sembra quasi che «solo il terremoto sia autorizzato a demolire», conclude Sciarra cercando di scuotere le coscienze nel momento in cui è ancora fresca la ferita, profondissima, inferta al paese dal terremoto. Pensare alla demo-ricostruzione come ad una soluzione vuol dire raggiungere due obiettivi insieme e cioè «mettere in sicurezza e riqualificare la città».

Ma cosa accadrebbe a Pescara in caso di scosse? Il Piano di protezione civile (che si può leggere on line, sul sito del Comune), indica le aree da utilizzare per fronteggiare l’emergenza. Ci sono, quindi, delle zone dette «di attesa» della popolazione (piazze, parcheggi, slarghi, giardini), dove si ricevono le prime informazioni sull’evento sismico e i primi generi di conforto; e poi sono indicate le aree «di accoglienza», quelle in cui la popolazione evacuata dalle zone a rischio viene accolta e alloggiata all’interno delle tendopoli. Passati 120 giorni si dovrà prevedere la realizzazione di prefabbricati o sistemi modulari. C’è anche una zona di ammassamento di soccorritori, risorse e mezzi. Il Piano, comunque, è in fase di aggiornamento per recepire il Piano stralcio di difesa delle alluvioni della Regione.

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