Scontro in mare, la barca va a picco

Scafo inghiottito in un quarto d’ora, i quattro occupanti trasbordano sulla zattera gonfiabile, recuperati dall’altro equipaggio
PESCARA. «Non pensavo che fosse una cosa così grave, dopo la botta la barca è affondata nel giro di 15 minuti e io mi sono solo preoccupato di far indossare i giubbotti di salvataggio ai miei amici». E.S. 62 anni armatore della Comet 375 st “Faliska”, una barca a vela di 12 metri, se l’è vista brutta ieri mattina quando, a meno di un miglio dal porto turistico Marina di Pescara, la sua imbarcazione è entrata in collisione con la High 5 baby, una Beneteau di 7 metri e mezzo. Nello scontro, l’imbarcazione più grande ha avuto la peggio rimediando una falla sul lato anteriore destro, a prua, da cui ha iniziato a imbarcare acqua.
«Abbiamo cercato in tutti i modi di bloccare la falla», va avanti il proprietario, «attivando i sistemi di aspirazione dell’acqua e tutte le manovre previste, ma non sono servite a niente e a quel punto abbiamo pensato solo a salvarci. Abbiamo buttato già la scialuppa gonfiabile e chiamato i soccorsi, ma per fortuna eravamo circondati da diverse imbarcazioni, prima fra tutte la barca con cui eravamo entrati in collisione che ci ha prestato i primi soccorsi».
E così, mentre la barca andava a fondo, due dell’equipaggio sono stati tratti in salvo dall’equipaggio con cui si erano scontrati, un terzo è stato preso da un gommone della giuria della regata in corso ieri mattina davanti al Marina per l’ultima giornata di campionato italiano classe 420 femminile con una quarantina di partecipanti, mentre l’armatore è stato recuperato dalla motovedetta della Capitaneria che ha preso a bordo anche un componente dell’altro equipaggio che aveva cercato di prestare assistenza a E.S., andando lui stesso a bordo della zattera di salvataggio.
«Sono ancora sotto choc», dice E.C., una dei quattro soci dell’altra barca coinvolta nello scontro. «Per fortuna eravamo tutti adulti a bordo, abbiamo prestato subito soccorso, e non ci siamo allontanati dal punto fino a che non è arrivata la Capitaneria e ci ha detto che potevamo andare, considerando che due del nostro equipaggio erano zuppi per aver partecipato ai soccorsi. La responsabilità? C’è un’inchiesta in corso», puntualizza la pescarese subito al telefono, «ma di certo noi eravamo mura a dritta e loro mura a sinistra e si sa che le mura a sinistra devono dare la precedenza. E noi la precedenza che ci spettava l’abbiamo chiesta, come si fa in mare, ma non è servito».
«Si sono avvicinati eccessivamente», dice da parte sua l’armatore e comandante della barca affondata, ma per me adesso il problema è solo che ho perso la barca che avevo dal 1988, una barca con cui ho girato il Mediterraneo, l’Adriatico, una barca vecchia, di poco valore ormai, ma a cui ero affettivamente legato. Mi sembra assurdo pensare che sia finita per una cosa così stupida, durante un’uscita in barca in una calmissima mattinata di sole. Toccarsi con altre imbarcazioni in mare sono cose che succedono, mai avrei pensato di passare quello che è passato e di perdere pure la barca». Di fatto, a vedere il bicchiere mezzo pieno, è stata una tragedia scampata che i protagonisti, per fortuna, possono raccontare. Sarà adesso la Capitaneria, che ha sentito entrambe le parti, a ricostruire con esattezza l’accaduto e a verificare eventuali responsabilità.
Discorso a parte, invece, le operazioni di recupero della barca che da ieri è a 10 metri di profondità, segnalata dalla Capitaneria con un gavitello giallo luminoso dopo aver comunque emesso un avviso urgente ai naviganti, segnalandone la presenza.
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