Scontro sull’impianto per i rifiuti I cittadini: serve un referendum

Monta la protesta dei contrari al biodigestore da realizzare a Piano di Sacco: ci devono ascoltare E Pettinari (M5S) invita la Regione a opporsi al progetto, con un’interpellanza al presidente Marsilio
CITTÀ SANT’ANGELO. Il Movimento cinque stelle chiede alla Regione di dare ai cittadini «risposte certe» sulla realizzazione di un biodigestore anaerobico a Piano di Sacco, nel territorio di Città Sant’Angelo. E i cittadini, a loro volta, chiedono di essere «informati» e di poter esprimere il proprio parere, «non avendolo ancora fatto, magari con un referendum», sull’intervento da 30 milioni. A riaccendere i riflettori è, questa volta, il vice presidente del consiglio regionale Domenico Pettinari (M5S) che ha chiamato a raccolta alcuni cittadini, il consigliere comunale Stefano Seracini (M5S), l’ex consigliere Alice Fabbiani (Si), con i consiglieri pescaresi Paolo Sola e Massimo Di Renzo (M5S), per ribadire il no convinto al biodigestore anaerobico, non «condividendo la zona scelta e neppure il sistema».
L’INTERPELLANZA
«È arrivato il momento», per Pettinari, che «la Regione esprima la sua contrarietà alla realizzazione dell’impianto» e l’occasione la fornisce proprio il vice presidente del Consiglio che ha presentato una interpellanza al presidente della giunta Marco Marsilio e all’assessore con delega ai rifiuti Nicola Campitelli e ora attende una risposta, «nei prossimi 10 giorni». «L’area che è stata scelta», ha spiegato ieri, «seppur classificata a destinazione industriale dalla Regione, sembra non averne le caratteristiche, sia per la sua vocazione agricola sia perché priva di qualsiasi opera di urbanizzazione primaria, dalle strade alla rete idrica. E stona la decisione dell’assemblea dei soci di Ambente spa che ha deliberato l’avvio del procedimento per la realizzazione dei biodigestore in project financing, un impianto che dovrebbe trasformare 60 tonnellate di rifiuti umidi in biometano e compost. Ma a Città Sant’Angelo vengono prodotte al massimo due tonnellate l’anno di frazione umida, per cui il resto dovrebbe affluire dal comprensorio pescarese, e non solo. Si tratta di materiale in putrefazione e maleodorante» che ha un «odore nauseabondo» il che vuol dire che Città Sant’Angelo rischia di trasformarsi «nella pattumiera d’Abruzzo per realizzare un impianto obsoleto, anti-economico e anti-ambientale», sempre per Pettinari. E i suoi dubbi riguardano anche «la tossicità delle sostanze e la presenza di inquinanti». Un’altra critica riguarda la distanza prevista dal Piano dei rifiuti (provinciale e regionale) tra l’impianto e i nuclei abitati o le case, «per garantire la sicurezza dei cittadini anche per la fuoriuscita di gas maleodoranti»: a Piano di Sacco «non viene rispettata», per Pettinari, che farà di tutto «per far passare l’impianto a Vas e Via».
La PROPOSTa ALTERNATIVa
Pettinari, che si è affidato al parere di un tecnico, qual è Giovanni Damiani, ritiene preferibile «un impianto di compostaggio aerobico che non richiede acqua, evita la produzione di gas tossici e si basa su una tecnologia consolidata, semplice, gestibile e a basso impatto ambientale. Un impianto di compostaggio ha costi inferiori, necessita di superfici minori, evita il consumo di suolo fertile recuperando strutture esistenti, ed è più sicuro». «I cittadini», questo il timore di Damiani, «pagheranno tre volte: il mutuo, la Tari e gli incentivi statali, che arrivano dalle bollette dell’energia». Fabbiani chiede che «i residenti vengano ascoltati», mentre Saracini contesta il tentativo di distruggere il territorio di Piano di Sacco, a vocazione agricola» e le scelte «politiche di Ambiente» e invita «a sorvegliare perché in ballo ci sono 30 milioni».

