Scontro Turchia-Olanda Patto sui migranti a rischio
Bruxelles e Nato invitano al fair play, ma Ankara ripete: «L’Aja nazista e fascista» Erdogan vieta l’ingresso all’ambasciatore. Poi attacca Berlino: «Sta coi terroristi»
ROMA. La crisi diplomatica tra Olanda e Turchia è vicina al punto di rottura e trascina l’Europa in una spirale pericolosa di polemiche. Tra l’Aja e Ankara è un continuo rimpallo di accuse, mentre il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker bolla come «vergognose» le dichiarazioni del presidente Recep Tayyp Erdogan che ha definito «naziste e fasciste» le autorità olandesi e l’accordo Ue-Turchia comincia a traballare. «Potremmo riconsiderare l’intesa del marzo scorso» dice il ministro per i rapporti con la Ue Omer Celik, riferendosi alla parte che riguarda il transito dei profughi sul territorio.
All’inizio di una nuova giornata di tensioni, il vice premier olandese Lodewijk Asscher chiede ad Ankara di ritirare le sue dichiarazioni o, in caso contrario, i rapporti tra i due Paesi «resteranno difficili», mentre il premier Mark Rutte avverte: «Fino a che le minacce del governo turco non finiranno, non ci saranno negoziati per risolvere questo conflitto». Ma al di là del Bosforo nessuno intende fare passi indietro: il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, uno dei principali protagonisti dello scontro, ripete: «In Olanda c’è un governo fascista, in Turchia no» e sottolinea che non c’è differenza tra chi siede nel governo olandese e l’ultradestra xenofoba di Gert Wilders, secondo nei sondaggi con il suo movimento alla vigilia delle elezioni di domani.
Era stato proprio il divieto di atterrare in Olanda imposto sabato scorso, 11 marzo, a Cavusoglu, impedendo così la sua partecipazione a un comizio organizzato dalla comunità turca olandese (circa 250mila persone) in vista del referendum sulla riforma presidenzialista in Turchia del 16 aprile, a fare esplodere la crisi tra i due Paesi. Uno “sgarbo” seguito poche ore dopo dal respingimento alla frontiera del ministro alla Famiglia Fatma Betul Sayan Kaya e della sua delegazione. Il braccio di ferro continua senza spiragli di soluzione. Ieri il ministero degli Esteri turco ha convocato per la terza volta in 48 ore il capo della diplomazia olandese ad Ankara Dean Feddo Huisinga per consegnargli due note ufficiali di protesta. La prima sul trattamento «disumano» verso il ministro Sayan Kaya. La seconda sull’utilizzo «sproporzionato» della forza nei confronti dei turchi-olandesi durante le proteste davanti al consolato turco di Rotterdam, dove il ministro era atteso. A fine giornata la mossa annunciata domenica: il governo vieta il rientro in territorio turno all’ambasciatore olandese ad Ankara e sospende le relazioni a livello ministeriale con l’Aja.
In una situazione esplosiva, l’Olanda ha emesso ieri un allerta di viaggio ai cittadini olandesi in Turchia, chiedendo loro di essere «vigili» ed «evitare raduni affollati». Un analogo invito è stato rivolto ai propri cittadini anche dalla Germania che, dopo essersi schierata al fianco dell’Olanda («Accuse inaccettabili» ha detto la cancelliera Angela Merkel), ha messo in guardia «da crescenti tensioni politiche e proteste». Contemporaneamente, Erdogan ha sferrato un attacco alla Germania, accusando Berlino di «sostegno al terrorismo» e di non avere preso il considerazione il dossier inviato da Ankara coi nomi di 4.500 estremisti. «È aberrante» replica il governo tedesco.
Intenzionata a preservare l’accordo sui migranti, e a «fare tutto il necessario per mantenerne lo spirito e la lettera», la Ue ha chiesto alla Turchia di «astenersi da commenti eccessivi» per «mantenere aperto un buon canale di comunicazione», sottolineando che le autorizzazioni di manifestazioni in territorio europeo spettano agli Stati membri interessati. A chiedere «un approccio misurato tra alleati» e rispetto reciproco è stato anche il segretario della Nato, Jens Stoltenberg.
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