Scoperta carne a rischio per gli arrosticini

12 Maggio 2022

Blitz del Nas in un laboratorio abusivo in cattive condizioni igieniche. Sotto sequestro 150 chili di prodotti ovini freschi

PENNE. Le pecore venivano macellate in Francia e poi portate in Abruzzo, nel Pescarese, dove le carni venivano lavorate e destinate alla produzione di arrosticini. Tutto questo avveniva però in un laboratorio completamente abusivo e in condizioni igienico-sanitarie e strutturali precarie.
A fare la scoperta sono stati i carabinieri del Nas di Pescara, diretti dal tenente colonnello Domenico Candelli, i quali hanno sottoposto a vincolo sanitario, insieme alla Asl, oltre 150 chili di carni ovine fresche, con cui sarebbero stati preparati i tipici spiedini abruzzesi. Le indagini hanno preso il via dopo il ritrovamento da parte dei carabinieri forestali del reparto Parco nazionale Gran Sasso-Monti della Laga, nelle campagne vicino Penne, di diverse carcasse di ovini. Da qui, è partita tutta una serie di accertamenti per cercare di capire da dove provenissero. Sono stati, quindi, ispezionati i vari allevamenti presenti nell'area vestina, avviati riscontri documentali. Attraverso questo tipo di attività, eseguite anche attraverso l'incrocio di dati informatici, commerciali e fonti della rete con la tracciabilità di partite di carni ovine macellate in Francia, è stato individuato un laboratorio di sezionamento carni abusivo. Oltre ad essere abusivo, era anche sporco.
Durante il blitz, i carabinieri hanno trovato attrezzature e locali in condizioni a dir poco precarie. Da prima di Pasqua, anche a seguito dell'allarme dei produttori sull'aumento del costo delle materie prime, i Nas hanno avviato controlli serrati negli insediamenti zootecnici, stabilimenti di macellazione e sezionamento carni della regione. Le ispezioni hanno riguardato il benessere degli animali, le condizioni igienico-sanitarie e strutturali delle stalle; la corretta identificazione dei capi; la rintracciabilità dei mangimi e delle carni; i requisiti igienico-sanitari dei locali e dei veicoli destinati alla raccolta e trasporto del latte; le procedure di autocontrollo aziendale. Le verifiche sono state svolte in collaborazione con i servizi veterinari delle Asl e hanno portato ad elevare sanzioni amministrative per oltre 10mila euro.