«Scoperti alcuni reperti storici nel mare»

14 Gennaio 2022

L’associazione Nuovo Saline: individuata una conformazione anomala sul fondale accanto al fiume

MONTESILVANO. «Abbiamo individuato l’Atlantide di Montesilvano e lanciamo un appello a investitori privati o pubblici affinché collaborino con noi per riportarla alla luce». Con queste parole Gianluca Milillo dell’associazione Nuovo Saline annuncia una scoperta che potrebbe contribuire a conoscere una pagina di storia della città nota a pochi. Tutto è accaduto durante le operazioni compiute dall’associazione, in collaborazione con l’Asd Natura Abruzzo, capitanata dal presidente Guglielmo Di Camillo, nell’ambito delle attività di ricerca finalizzate alla realizzazione dell’Atlante zoologico marino delle specie presenti nel tratto di mare compreso tra le foci di fiumi Saline e Pescara, fino alla piattaforma «Simonetta 1».
Per realizzare tali studi, le associazioni si stanno servendo di un Rov subacqueo, ossia una videocamera telecomandata subacquea con un sistema sonar ad alta risoluzione e di sub specializzati. «Durante le attività», rivela Milillo, «il sonar ha individuato una serie di variazioni sul fondale che testimoniano una conformazione litoide differente dal resto della zona esplorata: si tratta della vecchia foce del fiume Saline, quella originale prima che la bonifica del barone Delfico, a metà 800, la spostò dove si trova attualmente. Durante tutta l’estate il fondale era sempre apparso uniforme, ma con le mareggiate invernali ha cambiato profilo. Le correnti, smuovendo il fondo, hanno fatto comparire una serie di strutture geometriche di grandi dimensioni».
A detta dei tecnici, quelle immagini corrispondono a «un insediamento umano», prosegue, «posto a una considerevole distanza dall'attuale linea di costa. La bibliografia storica parla di un “faro romano” alla foce del fiume e sappiamo che la posizione del fiume attuale è diversa da quella che scorreva 2000 anni fa».
Milillo ricorda che un tempo la portata del Saline era di gran lunga maggiore e che la sua navigazione era il modo più agevole per trasportare verso l’interno uomini e merci. «Tutti questi elementi fanno intuire l’importanza del “faro romano”», evidenzia. «Se in futuro, investitori pubblici o privati volessero creare i presupposti tecnici per supportarci nella mappatura “dell’Atlantide di Montesilvano”, si potrebbe non solo svelare una parte di storia fin ora poco nota, ma anche studiare il fenomeno geologico che in 2000 anni ha fatto arretrare la costa di qualche chilometro verso l’interno». (a.l.)