Scoppia la protesta con i cartelloni

La firmataria dell’esposto: «Le autorizzazioni sono sbagliate»
PESCARA. Tra le mani il cartello con scritto “Beni comuni”. A contestare il villaggio di Fratelli d’Italia sulla spiaggia libera della Nave di Cascella anche Simona Barba, tra i fondatori della lista civica Radici in Comune che ha presentato un esposto alla Capitaneria di Porto: «Quello che contestiamo», spiega, «è la natura autorizzativa, questo è un bene demaniale marittimo, ovvero il massimo bene pubblico, non è una semplice piazza, ma un bene dello Stato e l’autorizzazione va data entro certi parametri legati, nello specifico, al mare e alla fruibilità della spiaggia che con questo ecomostro viene preclusa per fini privatistici».
Tra i manifestanti anche due candidati sindaci alle prossime elezioni amministrative, pronti a sfidare l’uscente Carlo Masci di Forza Italia. «È una manifestazione di arroganza, tracotanza e prepotenza», dice Carlo Costantini, candidato del centrosinistra, «avrei compreso una manifestazione circoscritta, ma tenere in piedi questa struttura per quasi un mese, quando l’evento dura solo tre giorni, è un vero e proprio spot elettorale per le comunali che si terranno a breve».
«Noi faremo in modo che queste cose non accadano più», dichiara Domenico Pettinari, candidato sindaco di una coalizione civica, «non si possono autorizzare questi eventi privatistici di partito occupando un bene demaniale pubblico come la spiaggia. Quella di FdI è scelta scellerata che per la festa di partito ha monopolizzato il centro della città. È gravissimo: nessuno si può permettere una cosa del genere, privando i cittadini dell’accesso al mare e della vista del mare. Se fossi stato sindaco non avrei firmato le autorizzazioni. FdI poteva fare la sua festa all’ex Cofa».
«Un modo significativo di festeggiare il 25 aprile», dicono i consiglieri del M5S Paolo Sola, Massimo Di Renzo e Marco Romano, «nella consapevolezza che ancora oggi c'è uno spirito prevaricatore da cui dobbiamo liberarci. Un atteggiamento di arroganza da parte di chi non ha alcun rispetto della cosa pubblica o che pensa di poter disporre dei beni comuni a discapito della collettività per ribadire una posizione di forza nelle istituzioni. Un modo di fare che va combattuto e scoraggiato perché non venga percepito come ordinario». Al sit-in anche i consiglieri Pd Piero Giampietro, Francesco Pagnanelli, Stefania Catalano e Marco Presutti e il consigliere regionale Dem Antonio Di Marco. (p.l.)

