Scritta Dux, blitz di prefetto e carabinieri

30 Luglio 2019

Sopralluogo in paese di Barbato e del colonnello Forleo dopo l’interrogazione a Salvini sul simbolo fascista riesumato

VILLA SANTA MARIA. A Villa Santa Maria arrivano il prefetto Giacomo Barbato e il colonnello dei carabinieri Florimondo Forleo. Il sopralluogo è scattato dopo che la scritta Dux, riapparsa sulla “penna” del paese per decisione del sindaco Pino Finamore, ha scatenato una raffica di polemiche.
Il ministro degli Interni Matteo Salvini chiederà presto informazioni alla Prefettura per rispondere all’interrogazione presentata dal deputato del Pd Camillo D’Alessandro, che chiede a gran voce di rimuovere la scritta fascista risalente al 1940. Così, verso le 17 di ieri, c’è stato il blitz: Barbato, che rappresenta il governo sul territorio, e il comandante provinciale dell’Arma hanno raggiunto il paese del medio Sangro per documentarsi in prima persona sul caso che, da un paio di giorni, ha varcato i confini regionali animando la discussione politica persino fuori dall’Abruzzo.
Il prefetto e Forleo hanno incontrato anche il sindaco, che difende la sua scelta sottolineando il valore storico e il potenziale turistico dell’incisione. «È evidente che non c’è alcun tipo di reato», ha detto il primo cittadino. «A dimostrarlo in modo inequivocabile è la documentazione che, nei prossimi giorni, consegnerò ai rappresentanti di istituzioni e forze dell’ordine». Il prefetto e l’ufficiale dei carabinieri si sono poi intrattenuti con un’anziana di 90 anni, che vive da sempre in paese, testimone diretta dell’incisione tornata in vista sul costone che sovrasta l’abitato. «La signora Giovannina ci ha riferito di aver assistito in prima persona, quando era giovane, all’incisione sulla roccia: degli scalatori si calarono con le corde», ha raccontato il sindaco. «E non è neppure la prima volta che la scritta viene ripulita».
Finamore manderà in prefettura le delibere comunali che ricostruiscono la storia dei lavori fatti a più riprese sul costone nel lungo periodo che va dal 1998 al 2004. Come ricordato dal primo cittadino, all’inizio degli anni Novanta la scritta è stata coperta dalla polvere durante l’intervento di messa in sicurezza finanziato con 3 miliardi e mezzo di lire. Poi era stata in parte ripulita dalla pioggia. Il sindaco rivendica di aver preso la decisione di riportare completamente alla luce l’incisione nell’ambito di un progetto di valorizzazione turistica. L’obiettivo è realizzare, con una spesa complessiva di circa 50mila euro, 9 vie di risalita per rocciatori proprio sulla parete finita ora al centro della valanga di polemiche. A tal punto che il dem D’Alessandro ha chiesto a Salvini di intervenire per cancellare «uno dei simboli fascisti inneggianti a Benito Mussolini, quale scelta consapevole di un paese democratico che non ammette il riemergere di simboli appartenenti ad un passato che non hanno nulla di storico, né meritano di essere rievocati, da giustificare la scelta dell’amministrazione comunale».
E intanto Villa Santa Maria, poco più di 1.300 abitanti, famosa per i cuochi e per San Francesco Caracciolo, respinge l’etichetta di Predappio d’Abruzzo. «Non siamo diventati di botto tutti fascisti, non capiamo tutta questa tragedia. È una scritta che c’è da anni: ripulirla ha solo un valore storico, oltre che turistico», ripetono in paese.
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