«Scrivo d’amore parlo di me e racconto L’Aquila»
Annalisa De Simone presenta nella sua città “Non adesso per favore”: «Lo consiglio a tutti»
di Michela Corridore
L’AQUILA
E' l. a storia di un terremoto, quello dell'Aquila. E' la storia di una ragazza, ma anche quella di una donna, di un amore, di uno scrittore. E' la storia di una famiglia. «Questa è una storia che riguarda tutti noi, ma in cui gli aquilani si riconosceranno un po' meglio degli altri», spiega la stessa autrice, Annalisa De Simone, che giovedì prossimo, 24 marzo, presenterà nella sua città, L’Aquila, il suo ultimo romanzo: “Non adesso, per favore”, edito da Marsilio. L'appuntamento è all'auditorium di Renzo Piano, alle ore 19, alla presenza del giornalista e saggista Paolo Mieli. In libreria dallo scorso 10 marzo “Non adesso, per favore” è il secondo romanzo della giovane attrice e scrittrice aquilana. L'opera arriva a tre anni dall'esordio con “Solo andata” (Baldini&Castoldi 2013). Nata nel capoluogo abruzzese 32 anni fa, Annalisa De Simone vive da tempo a Roma, dove si è laureata in Scienze umanistiche e Filosofia teoretica. Attualmente collabora con anche con i quotidiani l'Unità e Il Sole 24 Ore.
Chi è Annalisa? Ballerina, attrice, scrittrice. Come si definirebbe?
Annalisa non è nulla di tutto questo, a definirmi per quello che faccio mi sembra di perdere pezzi. Ho iniziato a sperimentare la creatività con la danza, poi ho fatto l'attrice per un po'. Adesso scrivo e voglio continuare a farlo, fortemente. Mi piace tanto la solitudine a cui ti costringe questo lavoro, e soprattutto il privilegio di assecondare i propri tempi.
Annalisa è anche la protagonista dell'ultimo romanzo, "Non adesso, per favore". Quanto c'è di autobiografico in questa storia?
Non si può prescindere da se stessi, anche quando si racconta di altri. Se poi, come in questo caso, la storia ha così tanti punti in comune con la propria esperienza di vita, memoria e immaginazione si fondono. Talmente tanto che neanche io so dove finisce l'una e inizia l'altra.
“Non adesso, per favore”' è stato definito “un romanzo solo in apparenza sentimentale”. È d'accordo?
Detesto l'etichetta “romanzo sentimentale”. Anche perché la definizione rimanda a un certo modo di trattare i sentimenti, un modo che gioca con la malinconia e con la languidezza. In realtà ogni storia ha a che fare coi sentimenti, quelli del protagonista o fra i protagonisti. Comunque sì, credo che ci siano diversi scenari nel mio romanzo e non solo una storia d'amore.
Quando il racconto interseca un orizzonte più ampio, il terremoto e le sue tragiche conseguenze, il libro cambia rotta. Che ruolo ha avuto l'esperienza del sisma del 2009 nella tua vita?
Devastante. Come tutte le increspature del destino. La cosa strana è che mi sono accorta solo dopo anni di quanto il terremoto mi avesse segnato. Non saprei dirle se mi ha reso meno ingenua o più fragile.
Quando e perché hai deciso di lasciare la città dell'Aquila?
Dopo il liceo. Avevo voglia di conoscere. Persone, mondi, orizzonti. Sono stata felice di essere andata via. Questo mi ha permesso di amare la città nella distanza e di sentire il bisogno di tornare quando ne provo nostalgia, un bisogno che ascolto con cura.
Qual è il romanzo che Annalisa ha oggi sul comodino?
Leggo i racconti di Lucia Berlin, una fuoriclasse.
E il suo autore preferito?
Non ne ho. Amo moltissimi autori ma non voglio maturare un'ossessione per un'unica forma di talento, o per una sola voce.
Annalisa è una lettrice famelica o attenta e ponderata?
Confusionaria e compulsiva. Leggo in fretta e scordo quasi tutto. Una roba che mi innervosisce molto. Invidio i lettori che hanno memoria delle scene, degli snodi e dei personaggi.
A chi e perché consigli di leggere il tuo ultimo lavoro?
Si scrive fingendo di non avere un padre, una famiglia, un fidanzato, degli amici, perché non si deve rischiare l'autocensura. Ma quando si finisce di scrivere si ha bisogno degli altri. Vari scrittori dichiarano di fregarsene di quanti scelgono di leggere i loro libri. Secondo me mentono. Io il mio romanzo lo consiglio a tutti.
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