Scuola nuoto, i genitori dei 130 bambini minacciano denunce
Lunedì promettono che ci saranno anche loro, con i figli che da un giorno all’altro si sono ritrovati con la piscina chiusa (pur avendo pagato alla Sportlife abbonamenti che vanno dai 580 ai 650 euro)...
Lunedì promettono che ci saranno anche loro, con i figli che da un giorno all’altro si sono ritrovati con la piscina chiusa (pur avendo pagato alla Sportlife abbonamenti che vanno dai 580 ai 650 euro), e l’impossibilità di allenarsi e di partecipare alle gare programmate. Alla manifestazione sotto il palazzo della Regione parteciperanno anche le famiglie (130 quelle coinvolte) che agli amministratori consegneranno una lettera per chiedere l’immediato ripristino dell’attività sportiva. «Nel corso di questi mesi», denuncia una mamma di uno dei bambini della scuola nuoto, «nonostante le chiusure a singhiozzo che pure ci sono state, hanno sempre preteso il pagamento delle quote, nel rispetto delle scadenze programmate. Chi non pagava entro la scadenza stabilita non poteva neanche entrare, perché il cancello non si apriva e il bambino restava fuori. Adesso pretendiamo noi la stessa solerzia nel poter accedere a un servizio per il quale abbiamo pagato convinti dell’importanza di far frequentare la scuola nuoto ai nostri figli». Una beffa che finora le 130 famiglie hanno subito, tra caldaie rotte e chiusure a sorpresa, nella speranza che le cose si sistemassero, anche quando, lo scorso 8 aprile, sono state convocate dalla Sportlife che gli comunicava che non c’erano più spazi acqua disponibili. Ma adesso, di fronte alla notizia del fallimento della società che ha gestito l’impianto, sono decise a far sentire la loro voce, rivendicando il diritto a far frequentare la scuola nuoto ai loro figli fino al 30 luglio, come previsto dal contratto di iscrizione sottoscritto con la società Sportlife.
Rivendicano di poter far partecipare i loro figli alle gare programmate e minacciano, stavolta sì, di ricorrere alle vie legali. (s.d.l.)
Rivendicano di poter far partecipare i loro figli alle gare programmate e minacciano, stavolta sì, di ricorrere alle vie legali. (s.d.l.)

