Scuola senza soldi, 500 ragazzi al freddo

Termosifoni guasti da cinque anni nel liceo Misticoni-Bellisario. La Provincia cerca i fondi e attende l’ok per 15mila euro
PESCARA. Fanno lezione con i cappotti da cinque anni e, anche in questo 2015, i circa 500 studenti dell’istituto Bellisario di via Einaudi vanno a scuola senza togliersi piumini e giubbini. E’ un guasto ormai cronico, secondo Francesco Minerva, rappresentante d’istituto del liceo artistico musicale coreutico Misticoni-Bellisario, quello con cui sono abituati a convivere i circa 500 alunni del Bellisario di via Einaudi che studiano al freddo in almeno 20 aule su 30 dell’istituto come i 500 studenti del liceo Croce di Avezzano che, ieri, hanno fatto lezione al gelo. «Frequento questa scuola da cinque anni», dice Minerva, «e appena arriva il periodo invernale ci viene ricordato sulla nostra pelle che il sistema di riscaldamento fa schifo. Ogni tanto vengono ad aggiustarlo ma non è mai stato fatto un intervento serio così stiamo in aula con i cappotti insieme ai professori». Solo che stavolta gli alunni si sono stancati e dopo il sit-in nella scuola hanno deciso di chiedere un incontro alla Provincia e, nel caso in cui non venissero ascoltati, andranno a manifestare in piazza Italia. La Provincia non è all’oscuro di quello che accade nell’istituto Bellisario solo che l’Ente, praticamente svuotato delle sue funzioni e con le casse vuote, sta cercando di trovare i quasi 15 mila euro necessari per sostituire i dieci collettori. Ma è una lotta contro il tempo perché il dirigente dell’edilizia scolastica Nicoletta Bucco non può assicurare quando il guasto sarà riparato se non sottolineando «il prima possibile» e spiegando: «Conosciamo bene la situazione della scuola dove abbiamo fatto un sopralluogo negli ultimi giorni. Nell’edificio devono essere cambiati 10 elementi e ci siamo attivati per reperire le risorse da alcuni residui e che non saranno di oltre 15mila euro. E’ probabile», prosegue Bucco, «che per stamattina avremo l’ok per le risorse e quindi riusciremo a chiamare la ditta che dovrà occuparsi del lavoro». Ma, intanto, gli alunni continuano a indossare i piumini e a tornare a casa con il raffreddore come torna a raccontare Minerva. «Sono anni che protestiamo», spiega il portavoce degli studenti, «e ora vedendo più ragazzi ammalarsi compreso un alunno diversamente abile, abbiamo deciso di potenziare le nostre lamentele. Siamo pronti ad andare sotto la Provincia a manifestare».
Gli studenti così si rivolgono alla Provincia che ha toni rassicuranti come, secondo Minerva, è stato fatto anche negli anni scorsi. «Una volta reperite le risorse che potrebbero arrivare questa mattina dai nostri fondi per la manutenzione ordinaria», dice il dirigente Bucco, «ci attiveremo con la ditta. Quando saranno riparati i termosifoni? Non posso dirlo con certezza, dipenderà dalla ditta e dal lavoro ma credo il più presto possibile». Intanto i ragazzi, martedì scorso, hanno smesso di fare lezione e hanno organizzato un sit-in di protesta all’interno della scuola dove, sempre secondo il rappresentante d’istituto, «su 30 aule almeno in 20 i termosifoni non funzionano e quelli che invece vanno bene non sono sufficienti a riscaldare tutta la scuola». Così, gli studenti chiedono un incontro al presidente della Provincia Antonio Di Marco.
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