Scuola, timori per la riapertura: pochi spazi per il via a settembre

1 Giugno 2020

I presidi già al lavoro per individuare soluzioni per garantire il distanziamento a studenti e docenti D’Amico (Classico): formeremo 13 classi prime, tutte numerose, bisogna pensare a protocolli precisi

PESCARA. Coniugare il diritto alla salute con il diritto allo studio. È la grande sfida che attende il mondo della scuola, ai tempi del coronavirus. Con un anno scolastico decisamente diverso ormai prossimo alla chiusura, i dirigenti sono al lavoro per individuare le soluzioni per conciliare la regole base nella lotta al Covid-19, il distanziamento sociale, con la ripresa a settembre delle attività. In attesa di conoscere i protocolli ufficiali del governo si comincia a pensare alle possibilità, ciascuno guardando il patrimonio edilizio a propria disposizione.
«È necessaria un’analisi di contesto territoriale e una valutazione sulla base dell’edilizia scolastica e dei singoli indirizzi di formazione», dichiara Maria Pia Lentinio, preside dell’Istituto superiore Volta, pronto ad accogliere il prossimo anno 1.600 studenti per 76 classi. «La nostra scuola ha tanti spazi a disposizione, anche all’aperto, pertanto possiamo valutare l’ipotesi di aprire le aule all’esterno. Attraverso una mappatura sul territorio possiamo pensare a stipulare convenzioni con la parrocchia, i musei, le oasi, dove poter estendere la didattica. Una opzione è unire la didattica a distanza per le lezioni frontali e teoriche, ma ripensata partendo da ciò che di positivo abbiamo imparato in questa fase di emergenza, e riportare a scuola le attività laboratoriali, mantenendo sempre l’unitarietà del gruppo classe».
Più problematica, in termini di spazi, la situazione del liceo classico d'Annunzio, che nel prossimo anno si troverà a gestire numeri mai raggiunti nella storia della scuola. «Parliamo di 1.180 alunni e 48 classi», commenta la dirigente Donatella D’Amico. «A settembre formeremo 13 classe prime, tutte numerose, da 28-30 studenti. Abbiamo una struttura che, sebbene degli anni ’30, è solida, ampia, ma bisogna pensare a protocolli precisi per la gestione degli ingressi e delle uscite con percorsi differenziati». Una strada percorribile per la dirigente deriva dall’apprendimento “blended”, «una metodologia valida che riporta parzialmente la didattica in presenza e prosegue quella a distanza. In questo caso è doveroso garantire il diritto allo studio, affinché tutti possano seguire, mettendo in condizione gli studenti con bonus, di dotarsi di pc o tablet personali». Ormai da tempo, il tecnico Aterno Manthoné, 520 studenti suddivisi in 29 classi, ogni anno fornisce gratuitamente i libri scolastici ai suoi alunni che all'inizio del triennio acquistano un tablet. «Gli studenti sono tutti dotati di tablet», afferma la preside Antonella Sanvitale, «tuttavia questi mesi di didattica a distanza hanno messo in evidenza carenze strutturali di connessione per gli alunni che vivono nelle aree interne».
Altro punto debole della didattica virtuale, secondo Sanvitale, è legato agli studenti in condizione di disagio sociale che non hanno spesso una rete familiare di supporto sulla quale la scuola può fare affidamento. «Il prossimo anno scolastico possiamo lavorare su una commistione tra la didattica in presenza e quella a distanza, tenendo conto dei limiti evidenziati. In parallelo bisogna ridisegnare gli spazi a disposizione della scuola per garantire il distanziamento dei ragazzi. In questo l'Aterno Manthoné può dirsi privilegiato avendo a disposizione strutture ampie e zone, all'interno e all'aperto, da poter rimodulare». Meno roseo il contesto di edilizia scolastica nel quale si trova il liceo scientifico Galileo Galilei, 130 insegnanti, quasi 1.600 studenti, per un totale di 66 classi e due sedi, in via Balilla e in via Vespucci, sature. Il primo banco di prova sarà già dal primo settembre, quando torneranno a scuola i promossi con le insufficienze per il recupero. «Senza disposizioni certe da parte del ministero», sottolinea la vicepreside Antonella Di Lorito, «è complessa ogni valutazione e difficile ogni tipo di progettualità». «Questa emergenza non ci ha trovato impreparati, sebbene abbiamo affrontato delle difficoltà. La scuola ha dimostrato di essere baluardo nella società civile, elemento che mantiene le relazioni», commenta il preside Carlo Cappello. «È quel luogo dove i ragazzi ritrovano la normalità, il contatto con gli amici, con i docenti. Quello spazio nel quale sanno di non essere soli, non si sentono chiusi nella loro cameretta, ma sono in relazione con gli altri».
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