Scuole, l’Abruzzo in piazza per salvare 6mila precari

Contratti senza futuro e troppi tagli all’istruzione: gli insegnanti alzano la voce
Un piccolo esercito di abruzzesi in piazza, a Roma, per denunciare i problemi delle scuole e salvare i contratti di oltre 6mila insegnanti precari. Anche i lavoratori della nostra regione hanno scioperato contro la tagliola dei contratti a termine: lo hanno fatto mostrando cartelli eloquenti tra le mani e con la voglia di far sentire la propria voce in piazza Santi Apostoli, per denunciare problemi che l’Abruzzo conosce ormai a menadito.
Ieri, a Roma, c’erano anche tanti lavoratori delle nostre scuole, allo sciopero nazionale organizzato dalle sigle sindacali Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda e Anief. Hanno raggiunto la capitale in ogni modo, con pullman e macchine proprie, pur di mettere l’accento sui problemi delle nostre scuole. Le delegazioni abruzzesi hanno arricchito una platea di insegnanti arrivati da tutta Italia, scesi in piazza svuotando le scuole per una mattinata e chiedere garanzie precise.
IL PRECARIATO L’alto numero di precari è il problema principale della scuola abruzzese. Sono circa 6mila, attualmente, i dipendenti senza un contratto di lavoro stabile. «Due insegnanti su dieci sono precari», commenta Pino La Fratta, segretario della Flc Cgil Abruzzo e Molise, «ma ormai è diventata una percentuale stabile nella nostra regione e ci stiamo abituando in maniera preoccupante a questi dati». L’unico modo per assicurare un futuro a questi insegnanti è modificare alla radice il sistema di reclutamento nelle scuole «altrimenti le conseguenze le pagheranno i nostri figli e tutti gli alunni», prosegue La Fratta, «senza personale a sufficienza diventa difficile organizzare un’offerta formativa adeguata. Stiamo finendo l’anno scolastico (il terzo con il Covid, ndr) ma rischiamo di aprire il prossimo già in forte emergenza». Secondo La Fratta, c’è da rivedere un parametro specifico nel sistema di assunzione degli insegnanti: «Non possono essere assegnati i docenti solo in base alla popolazione sul territorio. Altrimenti l’Abruzzo sarebbe sempre svantaggiato, soprattutto nelle aree interne». Non solo tagli agli organici, però, perché la protesta abruzzese pone l’accento anche sullo spopolamento scolastico: «Nell’ultimo anno abbiamo perso 2.600 alunni in Abruzzo», conclude La Fratta, «non si può più aspettare. Chiediamo interventi concreti e investimenti per valorizzare meglio il tempo che gli studenti passano a scuola».
GARANZIE PER I GIOVANI «Siamo scesi in piazza per protestare e scioperare, perché il personale della scuola non merita di essere trattato così», è l’appello di Davide Desiati, segretario della Cisl Scuola Abruzzo e Molise, «dopo 2 anni di Covid in cui la scuola ha sofferto tanto pur garantendo un servizio nel migliore dei modi, ora ci sentiamo traditi». Al centro della protesta ci sono rivendicazioni economiche precise. Un nuovo stanziamento di risorse previsto dal governo ma ritenuto «offensivo», dai sindacati. «Parliamo di 40-50 euro netti pro capite a fronte di un’inflazione al 7% che sta impoverendo la gente», dice Desiati riferendosi a una delle misure inserite nel decreto legge di maggio (il numero 36 del 2022, ndr) che ha fatto scoppiare la protesta. «Il governo pretende un aggiornamento permanente e esami annuali gratis e facendo pagare per questi corsi le risorse della carta del docente, tagliata del 25%, e tagliando anche gli organici», dicono i sindacati.
«È inaccettabile», ribadisce Desiati, «ci saranno neo assunti che prenderanno pochissimi euro di aumento stipendiale nei prossimi tre anni. Questo nuovo decreto legge affronta problemi ventennali, come la formazione degli insegnanti e il reclutamento degli organici, ma lo fa in un modo che può indurre i giovani laureati a fuggire dal mondo della scuola, visto che avrebbero davanti un percorso di almeno 5-6 anni prima di poter stabilizzato il loro percorso di lavoro».
IL PERSONALE COVID «C’era bisogno di mandare un messaggio forte e preciso alla politica», sottolinea Antonio Di Zazzo, segretario regionale Uil Scuola, che ha partecipato alla manifestazione di Roma, «non abbiamo ancora dati ufficiali ma ci dicono che lo sciopero è stato molto partecipato (il 12% di adesione a livello nazionale, ndr). Questa piazza era strapiena e i temi da difendere e denunciare sono importantissimi». In Abruzzo, infatti, tiene banco anche un altro grosso tema, quello del personale assunto ad hoc per fronteggiare il Covid nelle aule scolastiche: «Abbiamo scuole con 14-15 plessi ma senza il personale tecnico necessario per gestire gli spazi» spiega Di Zazzo, «il rinnovo dell’organico Covid è già stato negato e molte scuole si trovano in difficoltà per il prossimo anno». Si tratta di personale che durante le fasi critiche della pandemia ha svolto un ruolo decisivo per tutelare le lezioni in presenza. Misurazione della temperatura all’ingresso, igienizzazione delle aule e dei banchi. «Ogni scuola ha avuto fondi assegnati», spiega Di Zazzo, «per assumere personale straordinario con cui affrontare i problemi legati al Covid. Ma quel tipo di organico straordinario rischia di sparire l’anno prossimo con il virus ancora in circolazione. Stiamo sollecitando la Regione affinché sia possibile ottenere altri posti in deroga. Non chiediamo sforzi economici insostenibili, ma solo di far funzionare la scuola in modo normale».
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