Scuole paritarie in crisi: rischio chiusura

I 161 istituti abruzzesi chiedono fondi al governo: «Non abbiamo soldi per pagare gli insegnanti»
L’AQUILA. Due giorni di sciopero, il 19 e il 20 maggio scorso, per ottenere più finanziamenti dal governo. I docenti delle scuole paritarie abruzzesi hanno incrociato le braccia, sull’onda della protesta nazionale, per chiedere più aiuti e denunciare la grave crisi che rischia di far chiudere molti istituti. In Abruzzo, sono 161: 44 all’Aquila, 50 a Chieti, 44 a Pescara, 23 a Teramo. Un primo risultato è stato ottenuto con il raddoppio dei finanziamenti, ma per il mondo delle scuole paritarie «150 milioni di euro sono insufficienti».
CORO DI PROTESTE. «Il fondo stanziato dal governo non è sufficiente», spiegano dalla scuola dell’infanzia dell’Ordine Bambin Gesù di Gulianova, che gestisce anche un altro istituto a Tortoreto, «basti pensare che inizialmente è stato stanziato, per le scuole paritarie, meno di quanto previsto per agevolare l’acquisto di bicilette e monopattini». Le famiglie fanno difficoltà a pagare le rette, ma la didattica online prosegue regolarmente. «Con la ripartenza dell’anno scolastico i problemi aumenteranno», sostengono dall’Ordine Bambin Gesù, «non abbiamo risorse per pagare gli stipendi alle insegnanti. Il rischio è che, con questo stato di cose, molte scuole chiuderanno. E sussistono difficoltà anche per la gestione dei centri estivi, dato che il governo ha indicato un rapporto di un insegnante ogni cinque bambini per la fascia di età dai 3 ai 6 anni. Non è possibile rientrare nelle spese».
RISCHIO CHIUSURA. «Esiste una parità scolastica tra le scuole pubbliche statali e le paritarie. Non è pensabile fare dei distinguo. La nostra classe politica deve garantire il pluralismo culturale e della didattica». Anche l’istituto delle suore Micarelli dell’Aquila è sceso in campo per sostenere l’iniziativa nazionale delle scuole paritarie. «Il disagio è evidente», dicono, «molte famiglie hanno difficoltà a pagare le rette e le strutture si stanno indebitando».
Si fa fatica a pagare gli stipendi al personale amministrativo e ai docenti. «Un disagio che esisteva anche prima dell’emergenza coronavirus», sottolineano dalle Micarelli, «ma che adesso si è accentuato. Molte scuole potrebbero essere costrette a chiudere, lasciando a casa gli insegnanti e il personale tecnico».
DISPARITÀ DI TRATTAMENTO. La protesta nasce «dalla disparità di trattamento tra la scuola statale e quella paritaria». #Noisiamoinvisibiliperquestogoverno#, l’hashtag scelto per la protesta, che ha indotto il Governo a portare i fondi per la scuola paritaria da 80 a 150milioni di euro. Uno sciopero indetto dalle presidenze nazionali dell’Unione superiori maggiori d’Italia (Usmi) e dalla Conferenza italiana superiori maggiori (Cism) per «manifestare tutto il disagio e le difficoltà che le scuole paritarie cattoliche e private hanno dinnanzi alla fatica di tante famiglie a pagare le rette, all’indebitamento crescente degli istituti, che non riescono più a sostenere i costi di gestione».
AUMENTO FONDI. Nell’ultima versione del decreto Rilancio, all’articolo 233, è stato inserito un ulteriore stanziamento di 70 milioni di euro «a titolo di sostegno economico, in relazione alla riduzione o al mancato versamento delle rette o delle compartecipazioni comunque denominate, da parte dei fruitori fino a sedici anni di età, determinato dalla sospensione dei servizi in presenza, a seguito delle misure adottate per contrastare la diffusione del Covid-19».
Risorse che si aggiungono ai 65 milioni di euro già stanziati per le scuole materne paritarie, anche in questo caso a copertura dei mancati introiti, già previsti nella prima stesura del decreto, e ai 15 milioni di incremento del Fondo nazionale per il Sistema integrato di educazione e di istruzione. Il totale dei contributi, per le scuole paritarie con bambini da zero a sei anni, è di 80 milioni di euro. Complessivamente, per gli istituti paritari di ogni ordine e grado, fino a 16 anni di età degli studenti, è previsto uno stanziamento di 150 milioni di euro. Fondi che le associazioni di categoria ritengono, comunque, insufficienti a garantire la prosecuzione dell’attività scolastica e la regolare riapertura delle scuole, a settembre. Il rischio paventato è che molti istituti non avranno risorse sufficienti per la didattica. (m.p.)
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