«Se non c’è lavoro non c’è ripresa»

Di Ferdinando (ad Conad Adriatico): l’Abruzzo ha bisogno di sviluppo
CHIETI. La madre di tutti i mali continua a essere lei, la mancanza di lavoro, che svuota le capacità di spesa delle famiglie. E quindi, la causa principale della contrazione dei consumi è la disoccupazione. Lo afferma Antonio Di Ferdinando, amministratore delegato di Conad Adriatico. «Alla base di tutto», dice, «c’è la mancanza di lavoro. Abbiamo un livello di disoccupazione altissimo, anche se non è peggiore rispetto ad altre regioni del Mezzogiorno. Se manca l’occupazione mancano anche i consumi». Se l’imputato principale resta il lavoro che non c’è, tuttavia, ad altre cause si può affidare il ruolo di comprimario. «Purtroppo», aggiunge Di Ferdinando, «negli ultimi anni stiamo scontando una mancanza di programmazione e una mancanza di sviluppo dell’Abruzzo sotto tutti i punti di vista, da quello turistico a quello delle infrastrutture. Non è accettabile il fatto che per andare a Roma ci vogliono tre ore e mezzo di treno. Se prendiamo l’aereo e andiamo a Milano facciamo prima». L’Abruzzo, per Conad Adriatico, è la regione più importante. «Qui facciamo circa 500 milioni di fatturato. Significa che il 25% delle famiglie abruzzesi si rivolge ai negozi Conad che presidiano un po’ tutto il territorio, dai piccoli centri urbani di montagna, alle città come Pescara. Abbiamo una visione a 360 gradi delle nostre comunità. I problemi principali derivano dalla mancanza di pianificazione, che nel corso degli anni ha determinato una proliferazione di negozi forse eccessiva, rispetto al reddito pro capite e alla capacità di consumo dei nostri cittadini. Strutture che sono nate tanti anni fa oggi scontano un esubero di personale per effetto dei nuovi negozi». Complessivamente, come evidenziato nel corso della presentazione dell’indagine del Cresa, in Abruzzo il trend delle vendite degli iper e supermercati vale un giro di affari da 1,3 miliardi di lire. Nel “paniere” dei consumi aumenta del 4,7% (a fronte della media nazionale dell’8,1), i prodotti benessere e i cibi pronti da consumare (7,5%), ma diminuiscono i prodotti per preparare cibi in casa.

