Sei anni per la tentata rapina in banca

18 Febbraio 2015

Colpo fallito nel 2012 alla Caripe di Città Sant’Angelo, il 36enne aveva anche una pistola in casa

CHIETI. É stato riconosciuto colpevole di tentata rapina all’agenzia 2 della Caripe di Città Sant’Angelo e di detenzione illegale di armi. Per questo Donato Di Maggio, 36 anni, della provincia di Matera è stato condannato a sei anni di reclusione dai giudici del tribunale di Chieti presieduti da Geremia Spiniello.

Il sostituto procuratore Marika Ponziani aveva chiesto l’assoluzione per la tentata rapina, non essendoci sufficienti prove, e la condanna a 3 anni di reclusione per il secondo reato. I fatti risalgono al 19 novembre 2012. Prima di questa data, Di Maggio e altre sei persone vengono pedinati dalla polizia perché ritenuti soggetti sospetti. E infatti vengono notati in un via vai assiduo tra la casa a Chieti in uso a uno di loro e la Caripe di Città Sant’Angelo.

Il 19 novembre 2012, la polizia ha buoni e gravi indizi per capire che i sette stanno per commettere la rapina ai danni della banca. Un gruppo di agenti va nella casa di uno degli imputati e lì trovano una pistola semiautomatica di fabbricazione slava calibro 2,65, ricetrasmittenti, fascette di plastica per immobilizzare impiegati e clienti, cappelli e parrucche per non farsi riconoscere e un foglio A4 con su scritto: «Avvisiamo che questa agenzia aderisce allo sciopero nazionale di due ore indetto dalle sigle sindacali Cgil e Cisl. Ci scusiamo per il disagio». All’arrivo della polizia tre dei sette, tra cui Di Maggio, tentano di disfarsi del materiale. Intanto un altro gruppo di agenti fermano e arrestano una Bmw e un motociclo rubati con gli altri quattro che secondo gli investigatori stavano precedendo i complici per mettere a segno la rapina.

Nella fase processuale l’unico che è voluto andare a processo è stato Di Maggio, ieri condannato a 6 anni di reclusione. Gli altri sei hanno chiesto il patteggiamento e in sede di udienza preliminare sono stati prosciolti dalla tentata rapina e condannati per la detenzione di armi. (k.g.)

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