Sei case sottratte alla malavita e destinate a scopi sociali

24 Ottobre 2019

Dopo la villetta di via Mincio, altri beni saranno restituiti presto all’amministrazione Uno degli appartamenti è in via Isonzo, dove i residenti denunciano caos e prostituzione 

MONTESILVANO. Due abitazioni su corso Umberto, tre in via Vestina e una in via Isonzo. Sono sei gli immobili che entreranno a far parte del patrimonio comunale di Montesilvano dopo essere stati confiscati alla malavita. A distanza di una settimana dall’acquisizione della villetta di via Mincio da parte dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati alla criminalità organizzata, che presto verrà utilizzata dal Comune per scopi sociali, il consigliere comunale con delega alla sicurezza e alle politiche della casa, Marco Forconi, rivela che sono attualmente in corso gli iter burocratici e amministrativi che porteranno alla confisca di altri sei immobili, di cui 4 attualmente occupati in maniera abusiva.
E’ quanto accade in via Isonzo dove, nel palazzo che sorge al civico 6 - noto per un incendio scoppiato nel marzo 2017 che portò alla morte di un uomo precipitato dalla finestra -, c’è un appartamento che già da febbraio del 2020 potrebbe passare nelle mani del Comune. Una data che i residenti dell’edificio attendono con ansia dal momento che, come dichiarano, esistono grandissimi problemi di convivenza con gli attuali inquilini dell’alloggio. «Quell’appartamento, sequestrato anni fa a un malvivente napoletano finito in carcere», riferiscono gli abitanti del palazzo, «è abitato abusivamente da 6/7 transessuali dediti alla prostituzione, da una donna, un uomo e un bambino piccolo. Si tratta di persone incivili, violente, che portano grande scompiglio nel condominio, soprattutto perché utilizzano l’abitazione, a tutte le ore del giorno e della notte, per i loro incontri a pagamento. Sono frequenti le liti, le urla, le risse. Basti pensare che abbiamo dovuto sistemare il portone d’ingresso ben cinque volte. Il tutto nella totale inerzia dell’amministratore di condominio che, seppur sollecitato dalle forze dell’ordine, non ha mai sporto denuncia». I coinquilini dello stabile, esasperati, mettono in luce anche un altro fattore. «Nelle scorse settimane una delle trans è stata arrestata dalla polizia con l’accusa di aver cercato di estorcere del denaro a un cliente», proseguono, «e su disposizione del gip è finita ai domiciliari, proprio in quell’appartamento. E questo a noi sembra davvero assurdo. Ci chiediamo quando la legge verrà fatta rispettare». A fare il punto della situazione sull’iter burocratico che porterà l’appartamento di via Isonzo a essere acquisito nel patrimonio comunale è il consigliere Forconi. «Il 7 ottobre la prefettura di Pescara ha ricevuto dall'Agenzia nazionale una comunicazione inerente l'avvio delle procedure di sgombero dell'immobile in oggetto, confiscato in via definitiva. La prefettura ha proceduto ad attivare i carabinieri di Montesilvano per la notifica agli occupanti sine titulo, con successo. Essendo espletata tutta la parte amministrativa, ora bisogna solo attendere l'iter burocratico, 120 giorni, per sottrarre a dei balordi un bene riservato alla collettività. Purtroppo, sempre secondo la legge, non ci è stato possibile interrompere l'erogazione di fornitura elettrica e di acqua». Forconi conferma di conoscere bene la situazione lamentata dai residenti. «L'amministrazione comunale segue, quotidianamente, questa deprecabile vicenda insieme a tutti i residenti del condominio e alle forze dell'ordine, e il fatto che uno degli occupanti sia stato ristretto alla detenzione domiciliare non fa alcuna differenza: l'immobile sarà liberato, senza sconti e con ogni mezzo a disposizione».