«Sei gay?», 35enne picchiato sulla riviera

Colpito alle spalle, finisce in ospedale: «Ero appena uscito da un locale con degli amici quando ci hanno preso di mira»
PESCARA. Uno schiaffo sul volto, sferrato con violenza davanti a un locale, sulla riviera nord. È il trattamento riservato a un 35enne di Roseto, “punito” per la sua omosessualità. Il responsabile è un giovane sconosciuto, tra i 18 e i 20 anni, che poi è fuggito via. La vittima è finita in ospedale: dopo essere stato colpito, il 35enne ha raggiunto il pronto soccorso per un controllo all’occhio, accompagnato dagli amici. Non ha sporto denuncia ma racconta ciò che è successo sulla rivera nord, nel cuore della notte tra domenica e lunedì, attorno alle 3.30, augurandosi che cose del genere non si verifichino più perché «a me non è mai accaduto prima», dice.
Era appena uscito da un locale molto frequentato, che aveva organizzato una serata gay friendly, e si trovava davanti a uno stabilimento balneare. «Ero con i miei amici e un gruppo di ragazzi ha iniziato a insultarci: erano una decina di persone, tra donne e uomini. È andata avanti così per una ventina di minuti. Io gli ho chiesto che problemi avessero e uno di loro si è avvicinato chiedendomi se fossi gay e se lo fossero anche i miei amici. Ho risposto di sì e lui mi ha detto di non avere nulla in contrario. Era aggressivo. Ho provato a dargli la mano per chiudere la conversazione ma non ha risposto quindi mi sono girato per andare via ed è stato allora che lui mi ha colpito alle spalle, dandomi una sberla forte sul volto: mi ha raggiunto all’occhio, al naso e alla bocca e ho cominciato a perdere sangue dalle labbra. Mi ha fatto malissimo, non ci vedevo, non riuscivo ad aprire l’occhio: è stato come ricevere una mattonata, non me lo aspettavo proprio. Sono andato in black out, mi sono spaventato. Lui è sparito subito e credo che qualcuno gli sia corso dietro», spiega ripercorrendo quei minuti.
Il 35enne è stato accompagnato dagli amici al pronto soccorso per un controllo ma non aveva modo di «attendere la visita oculistica» fino a ieri mattina per cui è tornato a casa e si è rivolto a uno specialista, per escludere problemi a un occhio. Per ora sono state escluse lesioni significative. Ma l’episodio ha lasciato il segno. «Per fortuna l’aggressore non aveva un coltello», commenta. E poi pensando a quel ragazzino, dice: «Mi fa pena, mi mette tristezza. Sono stato arrabbiato, certo, e sono dispiaciuto. Ma ora penso che sia un vigliacchetto, uno stupido, uno stereotipato, senza speranza. Capita di sentirsi insultare per strada, ma in questo caso forse ho sbagliato io: avrei dovuto ignorarlo, come faccio sempre, ma era da venti minuti che andavano avanti. La mia intenzione non era quella di litigare ma capire perché strillassero. E forse non ce l’avevano neppure con me ma con uno dei miei amici, per come era vestito». (f.bu.)

