Sei imprese in corsa per acquistare il cementificio

6 Ottobre 2017

PESCARA. Sono sei i pretendenti all’acquisto dell’ex cementificio di via Raiale. Sono queste le notizie che giungono da Roma, dove la prossima settimana si svolgerà l’asta giudiziaria. Le imprese...

PESCARA. Sono sei i pretendenti all’acquisto dell’ex cementificio di via Raiale. Sono queste le notizie che giungono da Roma, dove la prossima settimana si svolgerà l’asta giudiziaria. Le imprese arrivano dal Veneto, Catanzaro, Napoli, Melizzano, Ravenna e una sola dall’Abruzzo.
Il 25 settembre scorso, nello studio di un notaio della capitale, si è svolta l’asta di prequalifica alla presenza degli offerenti. L’11 ottobre, invece, dovrebbe svolgersi l’apertura delle buste. Lo stabilimento, chiuso nel 2015 dal gruppo Sacci, comprende una superficie coperta di circa 28.500 metri quadrati, impianti e macchinari per l’attività produttiva, aree industriali di 34.375 metri quadrati, aree golenali di 53.300 metri quadrati, quattro appartamenti per oltre 500 metri quadrati, un centro sportivo di 15.510 e fabbricati per 493. Il valore attribuito all’immobile è di 1.905.169 euro ed è questo il prezzo a base d’asta da cui si parte. La vendita avverrà con aggiudicazione al miglior offerente.
Intanto, Regione, Provincia e Comune oggi terranno una conferenza stampa per dire no alla riapertura del cementificio. In proposito, ieri il segretario cittadino del Pd Moreno Di Pietrantonio ha lanciato un appello «all’amministrazione comunale, provinciale e regionale affinché si costituisca un fronte comune onde evitare l’aggiudicazione a ditte private interessate alla sciagurata ipotesi di riattivare il cementificio per la produzione del cemento».
«Un vero programma di riqualificazione delle periferie», ha detto Di Pietrantonio, «non può non partire da quello che per anni ha rappresentato per la nostra città un’importante opportunità economica e di lavoro e, contemporaneamente, un elemento di degrado ambientale e urbanistico. Stiamo parlando del cementificio di via Raiale da qualche tempo dismesso nella sua attività produttiva principale di produzione di cemento per l’edilizia. Là dove non è riuscita la protesta dei cittadini, portata avanti per anni dai residenti del Quartiere 3, a far chiudere l’attività produttiva è riuscita la grave crisi economica».