Sel: creiamo la casa del parto

Silvia Di Salvatore: alle partorienti vestine va data una garanzia
PENNE. Il futuro ormai segnato del punto nascite di Penne è una certezza. Nonostante le proteste e le rimostranze di cittadini e politici, l’assessore alla Sanità regionale, Silvio Paolucci, intervenuto mercoledì mattina a Penne alla conferenza di presentazione del piano di ristrutturazione dell’ospedale San Massimo, ha fatto capire che il governo regionale non tornerà indietro dalla volontà di riorganizzare i punti nascita sopprimendo quelli che non rispettano gli standard di sicurezza e qualità previsti dalla legge. Secondo il Piano nazionale esiti, a cura dell’Agenas, quattro punti nascita abruzzesi sono sotto la soglia minima di 500 parti l’anno: Ortona (497), Atri (467), Sulmona (333) e Penne (315).
Un dato che secondo l’Agenas evidenzia la manualità e l’esperienza dei professionisti che intervengono sui bambini. L’assunto è che dove si interviene una volta al giorno, il rischio per mamma e nascituro è maggiore. Una proposta alternativa per cercare di dare alle partorienti dell’area vestina un minimo di garanzia sul territorio è arrivata dalla rappresentante pennese di Sel, Silvia Di Salvatore.
L’idea dei vendoliani è di istituire una casa del parto ospedaliera. «Altre regioni prima di riformare la sanità hanno discusso i cambiamenti con il territorio stipulando patti tra le singole Asl e i sindaci di riferimento. Credo che nel caso dei punti nascita debbano essere coinvolte le donne e le associazioni femminili locali. Come rappresentante dell’associazione Donne Vestine», continua Di Salvatore, «ho consegnato personalmente all’assessore Paolucci la petizione sulla riforma della legge regionale e sulla necessità di confrontarsi con le donne prima di fare riforme che le riguardano. Non abbiamo ancora chiaro il progetto per Penne e come si intende rimodulare e riorganizzare l’ospedale al di là della sua ristrutturazione edilizia», chiosa Di Salvatore.
(f.bel.)
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