Semproni: «Penne è stata abbandonata dallo Stato»

21 Gennaio 2018

PENNE. Il dolore per quel che accaduto un anno fa a Rigopiano è ancora forte. Il 18 gennaio al palazzetto dello sport di Penne tutti i parenti delle vittime hanno alzato a gran voce il loro grido di...

PENNE. Il dolore per quel che accaduto un anno fa a Rigopiano è ancora forte. Il 18 gennaio al palazzetto dello sport di Penne tutti i parenti delle vittime hanno alzato a gran voce il loro grido di rabbia e dolore. Hanno detto “mai più” in maniera composta, con il sostegno della gente comune, per ricordare al meglio le 29 anime volate in cielo. Al palazzetto dello sport di Penne (un anno fa sede del centro operativo dei soccorsi) giovedì si sono ritrovati in tantissimi, ognuno con il suo ricordo e il suo triste dolore. Presenti anche i sindaci di Penne, Città Sant’Angelo, Pescara, una rappresentanza del Comune di Castelraimondo, e il sindaco di Vasto Francesco Menna. C’erano anche Riccardo e Piergiovanni Di Carlo, 20 e 18 anni, figli maggiori di Nadia Acconciamessa e Sebastiano, due delle vittime della tragedia di Rigopiano. Venerdì, i due ragazzi hanno dato un’altra grande prova di coraggio. Dopo aver riaperto la pizzeria di Loreto Aprutino il 19 dicembre scorso, nel giorno di quel che sarebbe stato il 50esimo compleanno di papà Sebastiano, i due fratelli loretesi hanno riavviato ieri pomeriggio anche l’attività di Penne in largo San Francesco. Si sono dati da fare con le proprie forze e, senza alcuna agevolazione dalle istituzioni, hanno dovuto anche pagare il canone della pizzeria di Penne chiusa per 11 mesi. Lo hanno fatto per loro stessi, per il loro futuro e per quello del loro piccolo fratellino Edoardo, uno degli undici sopravvissuti sotto le macerie del resort Rigopiano. La ferita aperta dalla tragedia di Rigopiano è ancora viva a Penne così come in altre realtà. «La comunità di Penne, dai primi minuti dopo la tragedia, si è messa a disposizione con ogni mezzo al fianco dei soccorritori impegnati nel resort distrutto dalla valanga di Rigopiano», ha ricordato il sindaco Semproni. «Questa tragedia abbraccia anche la nostra comunità, ha lasciato un segno indelebile. Mi sarei aspettato più rispetto dalle istituzioni sovracomunali: Penne è fuori dal cratere sismico, abbiamo case crollate e ogni giorno firmo sgomberi per i palazzi inagibili dopo quel tragico 18 gennaio 2017, hanno declassato l'ospedale San Massimo, peraltro l'unico dell'area vestina, mentre il tessuto produttivo e turistico è stato compromesso. Perfino le strutture occupate dal campo base allestito nel palazzetto dello sport per i soccorsi di Rigopiano sono rimaste così come un anno fa perché lo Stato non ci ha aiutato e noi non abbiamo i soldi per ripristinare le infrastrutture. Mi aspettavo più attenzione: lo stesso presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, aveva promesso maggiore attenzione per la comunità pennese. Nulla però è stato fatto: aspettiamo ancora una sua visita».
Francesco Bellante