Senegalesi, l’area c’è ma i posti sono solo 90

Un bando per assegnare gli spazi, adesso servono le licenze
PESCARA. Il mercatino dei senegalesi si sposterà solo di pochi metri dall’area di risulta. Nel giro di due mesi al massimo dovrà lasciare la zona che occupa da anni sotto il muraglione delle Ferrovie per occupare un terreno più a sud, sempre delle Ferrovie, subito dopo il sottopasso che conduce da via Ferrari a via de Gasperi. Lì, però, andranno solo gli ambulanti con licenza regolare e assegnatari di uno dei posti a disposizione, cioè 80 o 90, che saranno oggetto di un bando del Comune, a breve. Quindi nel mercatino di prodotti etnici, perché di questo si tratterà e non di merce contraffatta, non ci sarà posto per tutti i 300 ambulanti circa che ora gestiscono le bancarelle dell'area di risulta.
È questa la soluzione trovata in extremis due sere fa dal Comune per evitare lo sgombero forzato del mercatino da parte delle forze dell'ordine, previsto per l’alba di ieri. Uno sgombero legato a due ordinanze del sindaco Marco Alessandrini che fotografano una serie di problematiche gravi all’interno del mercatino, di tipo igienico sanitario e di ordine e sicurezza pubblica. Con quei provvedimenti il primo cittadino ha disposto l’allontanamento degli abusivi e l’istituzione del divieto di transito e fermata nella zona, che dovrebbe essere utilizzata per una rampa di emergenza della stazione. Anziché far eseguire l’ordinanza, come concordato con la Prefettura, il Comune ha individuato poche ore prima del blitz una via di uscita morbida.
La situazione si era fatta incandescente, negli ultimi giorni. L’amministrazione è stata attaccata da più parti per le modalità seguite e oltre ai senegalesi hanno chiesto in molti un percorso graduale e un’area alternativa per le bancarelle, e tra tutti la Cgil, Rifondazione comunista e Sel. Dopo una serie di confronti, e a seguito dell’intervento della Regione che ha assicurato un contributo per il nuovo mercatino, due sere fa si è deciso di bloccare lo sgombero e di seguire una strada diversa. «Nessun passo indietro», specifica il vice sindaco Enzo Del Vecchio, «perché l'ordinanza non è stata né revocata né sospesa ma è stata rinviata la sua esecuzione a seguito di un percorso di collaborazione con le varie voci in campo. Insomma l'ordinanza sarà attuata in maniera pacifica e tranquilla e se è vero che ci sono stati dei momenti di tensione è anche vero che c'è stato un grande senso di responsabilità e concluderemo questa vicenda con una festa di civiltà, serenità e fraternità». Nei giorni scorsi, dopo che gli ambulanti hanno rimosso dal mercatino parte del materiale illegale, si è arrivati anche ad una rottura del dialogo perché i senegalesi hanno capito che il blitz sarebbe arrivato comunque e hanno deciso di attendere lì le forze dell’ordine. E invece, fa notare sempre Del Vecchio, «abbiamo innescato un processo che deve portare alla riallocazione del mercato in un’altra area, sempre delle Ferrovie, e dovrà essere un mercato multietnico, oggi inesistente. Ai senegalesi chiediamo di trasformare le licenze di ambulanti itineranti, per i circa 100 che ne hanno una, in licenze che consentano di stare stabilmente nel mercato. E l'assessore Giacomo Cuzzi ha già predisposto da tempo una bozza di progetto, da attuare in tempi brevi».
«Ci è sembrato che venisse a mancare il rapporto di fratellanza con il Comune e invece si è rinsaldato», dice Patrick Guodabia, del coordinamento migranti della Cgil. Noi siamo per la legalità e il mercato che andremo a istituire rispetterà le regole. Chiedo che non ci lascino soli e che Cuzzi si sieda con noi perché abbiamo poco tempo per spostarci». «Da oggi in poi», commenta Luna, rappresentante dei senegalesi, si dovrà lavorare insieme per il mercatino etnico e aprire uno sportello per le licenze. La delibera del Comune che prevede l'istituzione del mercatino è già un risultato e siamo molto contenti».
«Non entro nella diatriba politica ma quella individuata può essere una soluzione di buonsenso, se i tempi vengono rispettati e se i senegalesi accettano di lavorare nel rispetto della legge», commenta Daniele Becci presidente della Camera di Commercio.
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