Sensori utilizzati dagli scienziati per delimitare l’area di ricerca

20 Febbraio 2021

Come si è arrivati al ritrovamento? Un contributo fondamentale, per la prima volta in Italia in situazioni di questo tipo, l’ha offerto la tecnologia. «I sensori iperspettrali ottici ad altissima...

Come si è arrivati al ritrovamento? Un contributo fondamentale, per la prima volta in Italia in situazioni di questo tipo, l’ha offerto la tecnologia. «I sensori iperspettrali ottici ad altissima risoluzione hanno visto una frana lungo il percorso», spiega il professor Carmine Gambardella dal consorzio Benecon, «grazie ai nostri calcoli abbiamo potuto individuare il fronte di questa frana (che coincide con la valanga ndc), mentre il successivo studio delle pendenze ci ha permesso di indagare gli accumuli di neve a riposo e quelli disgregati per delineare un’area di ricerca». Così il consorzio composto dalle Università della Campania Luigi Vanvitelli, Federico II di Napoli, Pegaso, di Salerno e del Sannio ha tracciato la zona in cui ieri mattina i cani hanno individuato i dispersi. La tecnologia, voluta dal questore Gennaro Capoluongo, ha sorvolato l’area della valanga il 5 febbraio scorso a bordo di un aereo della Finanza. Un piano di volo di cento chilometri quadrati e 36 bande iperspettrali hanno permesso agli scienziati del centro di eccellenza di circoscrivere una determinata zona. «L’area è stata individuata nella capacità di processare i dati dei sensori», prosegue Gamberale, «con esperienza scientifica e competenza. I nostri ricercatori lo hanno sentito come un dovere lavorando giorno e notte». Applicata per la prima volta sulla neve, la tecnologia sperimentale è stata già utilizzata con successo nella terra dei fuochi per trovare i rifiuti interrati, in Albania per scovare le piantagioni di cannabis e nei siti archeologici. (f.d.m.)