Senz’aria condizionata il bus diventa un incubo

Sul 38: «Non si respira, l’unico spiraglio arriva quando si aprono le porte» Sul 10: «Giorni fa hanno acceso per sbaglio l’aria calda, stavamo soffocando»
PESCARA. Sui bus urbani è meglio salire muniti di ventaglio, perché il caldo delle vetture è asfissiante. «Si prega di lasciare chiusi i finestrini. Vettura climatizzata».
I cartelli (ancora firmati Gestione trasporti metropolitani) sono appiccicati ovunque sui mezzi urbani della Tua, Trasporto unico abruzzese.
Ma “l’aria climatizzata” è solo quella che si legge, e non quella che si avverte stando seduti con i finestrini sigillati e con l’unica ventata, diciamo di fresco, che arriva dentro quando si aprono le porte per permettere ai passeggeri di scendere e salire dai mezzi.
SPORCHI MA IN ORARIO. I più vecchi sono quelli arancioni, di circa 25 anni, e vanno a gasolio. L’aria è “condizionata” solo dai finestrini aperti. I più nuovi, di circa 5 anni, sono quelli di colore verde e funzionano a metano. Scarsa è anche l’igiene degli autobus con le pareti scarabocchiate con gli spray e i vetri appannati di polvere. All’interno delle vetture si avverte l’odore di sporco e non quello della detersione. Del fresco pulito.
In compenso, i bus arrivano e partono in orario, ad eccezione di pochi minuti di ritardo causati dal traffico e dagli intasamenti improvvisi della circolazione veicolare. Ad esempio, una macchina che si mette di traverso sulle due carreggiate. Come accaduto ieri mattina intorno alle 11, sul lungomare all’altezza di viale Muzii, quando l’autista della linea 2 barrato, proveniente da Montesilvano in direzione Pescara, è stato costretto d una brusca frenata, e a una fastidiosa ripartenza a scatti, perché un’automobile ha fatto manovra in retromarcia e inversione, in mezzo alla strada. Dal terminal della stazione la partenza è sul minuto spaccato. Lo zelo degli autisti rasenta i tempi svizzeri.
LA LINEA NOTTURNA. Intanto, la linea notturna del 21, con la frequenza delle corse ogni 35 minuti, riparte da stasera fino al 19 agosto, solo di venerdì, sabato e Ferragosto. La prima corsa in partenza dal quartiere Zanni alle 22,30 (l’ultima alle 4) fino al Foro di Francavilla.
UN EURO E 20. Il tour del Centro, per verificare in quali condizioni viaggia ogni giorno l’utenza, si è svolto ieri mattina a bordo delle linee 2 barrato (grandi alberghi Montesilvano-terminal bus Pescara), 21 (Zanni- Francavilla Foro), 5 (ospedale-Colli Innamorati), 10 (corso Vittorio-stadio-Portanuova) e 38 (aeroporto-Cappelle sul Tavo). Tre ore e mezzo di saliscendi, da un capo all’altro della città, per ascoltare le lamentele dei cittadini che pagano 1 euro e 20 centesimi di biglietto oppure abbonamenti da un minino di 28 euro al mese.
SALVI GRAZIE ALLE PORTE. Deborah Battista, 19 anni, fa la badante a Cappelle, la zona dove vive. Ogni giorno cambia tanti bus per spostarsi. Alle 11.20 spaccate, il bus della linea 5 parte dal terminal della stazione per arrivare ai Colli e riscendere verso l’ospedale. «Il 38 è sempre affollato alle 13, le 15 e le 17», racconta la ragazza durante il tragitto, «non si respira, l’unico spiraglio d’aria arriva dalle porte quando si aprono. I vetri sono sempre sporchi, ci vorrebbe una impresa di pulizia a bordo. Sui biglietti, talvolta, non si imprime l’inchiostro della vidimazione e chi non controlla prende la multa. Anch’io sono stata sanzionata, ma perché avevo dimenticato il biglietto». Asia Vecera, arriva dal Gargano, Cagnano Varano. Resta tre giorni in vacanza a Pescara e scherza: «I nostri bus stanno messi peggio».
PASSEGGINO CHIUSO. A Colli Innamorati una signora sale, chiede all’autista il costo del biglietto da vidimare a bordo, paga 1 euro e 50 e scende alla fermata successiva. L’autista spiega la difficoltà di accostare per aprire la pedana ai disabili «le fermate sono invase dalle auto in sosta». Altri problemi? «Gli animali possono viaggiare solo con la museruola. Per legge, il secondo passeggino che accede, deve restare chiuso, il primo rimane aperto. Ogni volta è una lite con le mamme per spiegare». Isabella Mastrodicasa viaggia sul 10 verso lo stadio.
SI PUO’ RESTARE A PIEDI. L’elenco dei “non va” è lungo: «Pago 28 euro di abbonamento, ma sotto le pensiline ci dormono o sono invase dai rifiuti, e sui bus d’inverno si gela e d’estate fa caldo. Giorni fa, con questa afa, si sono sbagliati e hanno acceso l’aria calda. Stavamo soffocando. Una volta siamo rimasti a piedi perché il bus si è rotto. In sostituzione ne è arrivato un altro, che era guasto. Hanno chiamato il terzo, quello buono».
QUANTE SCUSE. Il 21 è affollato alle 12,33. La signora Anna deve tornare al Foro: «Oggi il condizionatore funziona, a volte i bus della stessa linea che tardano, arrivano poi insieme». Alle 13,30 il 38 parte dall’aeroporto e arriva, alle 13,45, davanti alla pensilina numero 63 della Tiburtina. Dove attende il bus anche Camillo Ferrante, verificatore dei titoli di viaggio, il bigliettaio della Tua. Le scuse più gettonate dei portoghesi? «Non ho fatto in tempo a prendere il biglietto, non sono riuscito a cambiare le monete e molti dimenticano di vidimare distratti dal telefonino».
Il bigliettaio sale a bordo e dopo qualche verifica andata a buon fine ,arriva la discussione, seppur pacata, con un cileno beccato senza titolo di viaggio. Inevitabile, la sanzione. Alle 13,56 il bus della linea 38 arriva al capolinea della stazione. Per gli autisti, pochi minuti di pausa all’ombra e poi si riparte.
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