Senza “pausa caffè” il bar chiude
Via Firenze, sfrattato Cico: «Venivano i “furbetti del cartellino”, ora hanno paura»
PESCARA. «Mi ha ammazzato la crisi, ma anche tutta questa attenzione per i “furbetti del cartellino” certo non mi ha giovato: prima venivano in tanti dagli uffici qui intorno a prendersi un caffè, un cappuccino, un aperitivo. Ora, direi da poco più di un anno, non si vede un impiegato pubblico in orario di lavoro che raramente». E il Turalbar, comunemente conosciuto come “il bar liceo”, chiude i battenti dopo 56 anni e rotti di attività. Il locale si trova tra via Firenze, via Perugia e via Venezia e a gestirlo da 16 anni è Sabatino Ireneo, barista da sempre e «da tutti chiamato Cico, il miglior caffé col cuore», aggiunge lui che ci tiene all’appellativo completo e a ricordare che lo conosce «tutta Pescara», perché è mezzo secolo ormai che sta dietro al bancone, «in tanti bar della città, per esempio ho lavorato all’Ideale, al Capitol, allo stabilimento balneare Istria...» ricorda.
Poi per tre lustri l’avventura del Turalbar: «È bellissimo», sottolinea con orgoglio, «anche se il proprietario delle mura non ha mai voluto fare ristrutturazioni e ora infissi e intonaco cadono a pezzi. C’è un bancone di otto metri che è una meraviglia, quelli di una volta, anche un architetto di Roma mi disse: “Ahò, nun lo tocca’, è fantastico”. E chi lo tocca più», chiosa amaro.
Sono circa sei mesi che per Ireneo è partito lo sfratto per morosità: da tempo il barista non riesce a fare fronte al pagamento dell’affitto, 950 euro al mese, e il proprietario, un avvocato pescarese, non ha voluto sentire ragioni. «Oggi devo restituire le chiavi», aggiunge il barista, «sto smontando ed è un dolore. Sto andando a picco da 14 mesi. Prima non era così, quando il bar era di Mendez, ma dal 1960 a oggi sono stati sei i titolari. Qui c’erano gli uffici finanziari, a due passi la ex questura, la prefettura, la Provincia, che hanno smontato anche quella, e pure il Comune, il liceo classico D’Annunzio. Si ritrovavano in tanti qui», ricorda Cico, «studenti, professori, poliziotti impiegati, ma ora gli impiegati stanno attenti, quella storia del timbrare il cartellino e uscire per la colazione non azzarda più quasi nessuno a farla. E questo, con il fatto che il proprietario non ristruttura, la concorrenza, la crisi eccomi qui che vengo sfrattato e chiudo un bar storico».(lad’i)
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