«Senza pesce si bloccherà tutto» Il grido d’allarme del commercio

9 Maggio 2022

Dopo lo stop annunciato dai pescatori per il caro gasolio, crescono i timori di grossisti e ristoratori Paluzzi: «Momento tragico se si fermano le barche». La Selva: avremo ripercussioni su tutto l’indotto

PESCARA. Il fermo della pesca in tutta Italia, prospettato a Pescara durante un’assemblea nazionale delle marinerie, mette in allarme l’indotto, dai grossisti ai ristoratori. Rischierebbero di rimanere senza materia prima, con il solo pesce congelato o importato. La preoccupazione è generale, profonda, e «se continua di questo passo, si rischia di vedere chiudere molti ristoranti», dice Riccardo Padovano, presidente della Confcommercio Pescara e Sib Abruzzo. «Ne risentirà tutta la filiera, dai pescatori ai negozi, passando per grossisti, pescherie e supermercati e non avremmo più il pesce di casa nostra al ristorante e sulle tavole, perderemo i piatti tipici come il brodetto e la frittura di paranza, con ripercussioni negative sul turismo. Con il gasolio a un 1,30 euro non conviene lavorare, non si pagano nemmeno le spese», aggiunge Padovano schierandosi con le marinerie e prendendosela con il Governo e con l’Europa. «Se si mette a rischio anche il brodetto, vuol dire che non si punta allo sviluppo di Pescara», dice sconfortato da Casartigiani Dino Lucente parlando delle potenzialità della città che spaziano «dal mare alla montagna».
«Si pagano 1.500 euro di gasolio e se ne incassano 2.000: cosa ci si va a fare, in mare, per 500 euro?». È la domanda di Quinto Paluzzi, commerciante di pesce (Il Delfino) e armatore (con tre pescherecci tra Pescara e San Benedetto), che parla di «un momento tragico perché se si fermano le barche, si ferma tutto. Cosa vendiamo, noi, se i pescherecci restano in porto tutti insieme?» dice ancora condividendo in pieno le preoccupazioni degli armatori per il caro gasolio. La situazione è diventata talmente difficile da gestire, con spese esorbitanti e incassi minimi, che tutte le marinerie sono pronte a fermarsi insieme e a licenziare in blocco il personale, se il Governo non aiuterà la categoria. «Lo Stato deve intervenire, i rincari sul gasolio sono inammissibili», continua. «Dobbiamo avere gli sgravi, il carburante per le imbarcazioni non può costare più di 50 centesimi. E servono degli aiuti, fino ad ora mai arrivati. Io ho 150 dipendenti, se la pesca si ferma dovremo fermarci anche noi nel giro di una decina di giorni, e ci sarà una caduta per la vendita al minuto e la ristorazione. In magazzino ho 30 persone, ma solo con il pesce importato e congelato la vendita si ridurrà. Sono preoccupato per i miei dipendenti, è come se fossero i miei figli».
Anche Aldo La Selva (La Selva Pesca), un altro imprenditore che si occupa di commercializzazione e distribuzione del pesce, è preoccupato per ciò che accadrà. «Sarà un grandissimo problema», senza pesce, «con ripercussioni su tutto l’indotto. Ma la posizione delle marinerie è comprensibile perché il gasolio è la prima voce di costo e incide tantissimo. È normale che non ce la facciano, ad andare avanti, condividiamo le preoccupazioni: non si può lavorare senza guadagnare». L’ideale sarebbe «una riduzione del prezzo del gasolio» ma si può pensare anche ad altro, suggerisce. «Andrebbe consentito un fermo facoltativo diversificato in base alle zone, di 40 giorni, da realizzare in 6 mesi. Così il pesce ci sarebbe comunque e lavorerebbero tutti. Altrimenti si va verso il fermo in blocco, senza prodotto ittico e con il prezzo alle stelle per quel po’ di pesce che ci sarà». La Selva non ha alternative: «Manderò in ferie il personale, poi dovrò pensare agli ammortizzatori sociali».