«Senza profughi, avremmo già chiuso»

19 Aprile 2015

Il titolare dell’hotel Ariminum, che accoglie in media 50 ospiti al giorno: «Turismo morto, per noi sono l’unica risorsa»

MONTESILVANO. «Accogliere i profughi, oltre a una gratificante esperienza dal punto di vista umano, ha rappresentato soprattutto un’opportunità di lavorare, per noi e per tante altre persone che altrimenti sarebbero rimaste a spasso per tutto l’inverno». Con queste parole, Antonio Felicioni, titolare dell’hotel Ariminum – l’unico albergo cittadino che da oltre un anno ospita in media 50 profughi al giorno, attualmente gli ospiti sono 25 – spiega le motivazioni che hanno spinto suo padre Lino, recentemente scomparso, a prendere su due piedi in una notte di marzo la decisione di rinunciare alla sua clientela per trasformare l’hotel di via Maresca in un centro di accoglienza aperto tutto l’anno.

Alla luce delle polemiche sollevate, anche a Montesilvano, contro la presenza degli extracomunitari, legate soprattutto alla loro collocazione nella strada più turistica della città, nel cuore dei Grandi Alberghi, e dopo le dichiarazioni del sindaco, Francesco Maragno, che ha sollecitato un incontro in prefettura «per affrontare la problematica dei profughi», Felicioni evidenzia come le centinaia di giovani africani arrivati negli ultimi 13 mesi in città, principalmente uomini, anche se non sono mancate donne e bambini, abbiano rappresentato piuttosto una risorsa per la famiglia di Pineto che gestisce anche altri due alberghi sul litorale teramano, aperti solo d’estate, per tutto lo staff dell’Ariminum e non solo. «Ci sono dieci persone che lavorano quotidianamente nell’hotel», commenta, «ma penso anche a tutto l’indotto, dal momento che abbiamo bisogno di cibo, vestiti, lavanderia e tanto altro. L’alternativa sarebbe stata quella di chiudere da settembre a maggio e di lavorare, in realtà a metà regime, nei mesi estivi. Purtroppo questa è una zona morta, finita da anni, nel periodo invernale soprattutto, perché nessuno ha fatto nulla per valorizzare il turismo. Il Comune ci uccide con le tasse e noi non riusciamo a pagarle con il turismo».

E il titolare dell’Ariminum attribuisce proprio alla «lungimiranza del padre, Lino Felicioni» la decisione di portare per la prima volta i profughi in città nella primavera del 2014, sollevando le perplessità dello stesso Antonio. «Arrivò una telefonata dalla prefettura in piena notte», ricorda il giovane albergatore, «e mio padre accettò senza pensarci neppure un minuto, così come aveva fatto dopo il sisma 2009 con gli aquilani, quando chiamò personalmente la protezione civile per dire che i nostri hotel erano a disposizione per accogliere chi era rimasto senza casa. All’inizio io ero molto scettico, soprattutto perché non sapevano nulla, né prezzi, né chi avrebbe pagato, né tantomeno quando. L’unica certezza che avevamo, era che avremmo perso la nostra clientela abituale, dal momento che non potevamo gestire contemporaneamente un hotel e un centro di accoglienza nella stessa sede».

Eppure quella scelta improvvisa si è rivelata giusta per i titolari dell’albergo, soprattutto alla luce dei pagamenti quasi sempre puntuali da parte dello Stato: 30 euro al giorno per ogni ospite (di cui 2,5 consegnati al profugo), con i quali l’albergo deve far fronte a vitto, alloggio, vestiario, sigarette, ricariche telefoniche, attività formative e ricreative. Dopo aver accolto gli immigrati, provveduto al vestiario e alle visite mediche, l’hotel Ariminum organizza per loro corsi di italiano, inglese, cucina e musica.

Ma allora a chi danno fastidio questi giovani stranieri? «Secondo me a nessuno, visto che nessuno si è mai lamentato direttamente con noi e che, da quello che so, anche diversi altri alberghi stanno facendo domanda per ospitarli», dice Felicioni. «Del resto, sono bravissime persone, per me tutti amici, che hanno davvero tanto bisogno di aiuto e che non se ne vanno in giro per la città. La maggior parte di loro sta solo scappando senza avere neanche una meta e molti ci telefonano per salutarci anche dopo essere andati via. Trovo molto più indecoroso che la sera sul lungomare sia pieno di prostitute, o di trans dietro il Palacongressi, o che all’alba via Maresca sia invasa da topi».

Sull’imminente tavolo in prefettura sollecitato dal sindaco Maragno per affrontare la questione profughi e turismo, Felicioni conclude: «Come le pago le tasse quest’inverno? Maragno si dia una risposta a questa domanda prima di andare in prefettura».

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