«Senza soldi da sette anni Beffati dal crac Pozzolini»

Il dramma di trecento ex lavoratori della Cpl Imperial 2 fallita nel 2009 «Siamo finiti nel dimenticatoio, eppure ci spettano somme fino a 20mila euro»
PESCARA. Risale ormai a sette anni fa, per la precisione al 20 ottobre del 2009, il fallimento della Cpl Imperial 2 della famiglia Pozzolini di Lanciano, per anni storico colosso della distribuzione alimentare sia all'ingrosso sia al dettaglio, con sedi, oltre a quella frentana, anche in via Tiburtina a Pescara e nella zona di Dragonara.
All'epoca del fallimento erano circa cinquecento i lavoratori assunti e il valore di decine di immobili da mettere all'asta venne valutato dal perito in circa sessanta milioni di euro. Come curatori fallimentari vennero nominati dal tribunale di Pescara, la commercialista Carla Chiola e l'avvocato Alberto Migliorati, entrambi pescaresi.
Ma nonostante l'enorme valore dei beni messi all'asta (l'effettiva vendita avrebbe prodotto però circa 9 milioni di euro), a distanza di sette anni, sarebbero ancora trecento i lavoratori (diversi dei quali rimasti senza occupazione dal giorno del fallimento) ad avanzare il denaro relativo a stipendi, ferie e permessi non pagati.
Alcuni di loro avanzano ancora dai 15 ai 20mila euro e lamentano come non abbiano ricevuto più risposta alle loro domande da parte dei curatori fallimentari, pur essendo creditori privilegiati. Sono stati invece saldati i Tfr (trattamenti di fine rapporto) tramite il fondo di garanzia dell'Inps. Ora quello che si chiedono è sapere se mai riavranno quel denaro.
«La nostra», racconta uno dei lavoratori, «era una ditta a livello familiare, potevi parlare con i titolari senza alcun problema, si sono sempre comportati come dei gran signori ma dopo si sono persi. Noi 500 lavoratori siamo finiti nel dimenticatoio. Io avanzo 14-15mila euro e i soldi ci sono perché le strutture sono state vendute, pare che ci siano venti milioni di euro disponibili. La sede di via Tiburtina è stata venduta a un costruttore mentre quella a Dragonara è stata acquisita da una catena nazionale. Non possono passare sette anni in questo modo, io sono rimasto senza lavoro a 45 anni con una figlia da crescere e queste persone devono farsi delle domande».
I lavoratori raccontano come tra i cavilli rappresentati come ostacoli al pagamento ci siano la mancata vendita di alcuni camion e la difficoltà nel rintracciare tutti i lavoratori coinvolti.
«A distanza di 7 anni», dice un altro lavoratore che avanza circa 6mila euro, «non abbiamo ancora ricevuto i compensi che ci spettavano nonostante la nostra posizione di creditori privilegiati. Non sappiamo nulla di ferie, permessi e tutto il calderone del denaro da liquidare. Sono anni che non abbiamo avuto più notizie. Senza appuntamento i curatori fallimentari non ricevono, se chiami non te li passano. Ci dicono che possiamo collegarci al portale dei fallimenti per avere notizie. Ma noi quando verremo liquidati? Molti di noi sono ancora a spasso, senza avere più un lavoro. Stanno prendendo in giro persone che hanno lavorato una vita, non c'è alcun rispetto. Dicono che manca la firma di tutti i dipendenti dell'epoca e un problema sarebbe che l'Inps non avrebbe fornito tutti i dati. Ci aspettavamo di riuscire ad avere questi soldi, non di dover aspettare già 7 anni. Un conto è dare questi soldi oggi che c'è bisogno e non magari tra 10 anni quando uno magari è pure già morto».
«Non so se a me spetti qualcosa», dice sconsolato un ex dipendente, «perché non si è capito bene alla fine, ma di sicuro qualcosa avanzo. Tutti avanziamo denaro ma non ci fanno sapere mai niente, nessuno ci riceve e nessuno ci dà spiegazioni. Sono sicuro che non ci daranno niente».
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