«Senza vaccino 8 casi su 10»

31 Ottobre 2021

I pareri di Fazii e Grimaldi sui rischi dei no vax e la diffusione della Delta plus

La risalita dei contagi in Abruzzo è un dato di fatto, ma la regione viaggia a due velocità, con la nuova e contagiosissima variante Delta Plus sullo sfondo. Lungo la costa la diffusione del virus è meno penetrante rispetto alle aree interne, come confermano i dati e anche gli esperti. Alessandro Grimaldi, primario delle Malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, e Paolo Fazii, direttore del laboratorio della Asl di Pescara di Pescara, spiegano al Centro le motivazioni della risalita dei contagi ma anche gli scenari delle prossime settimane. La nuova variante Delta Plus minaccia di diventare il ceppo dominante, come sta accadendo in Inghilterra e Danimarca. Ma, secondo i due esperti, gli strumenti con cui combattere il nuovo ceppo del virus sono già a disposizione degli operatori sanitari.
LE DUE ZONE «Mi aspettavo una risalita immediata del contagio nelle zone dell’interno», spiega Fazii, «perché lì le temperature sono già scese parecchio, mentre sulla costa il clima è ancora mite. Purtroppo l’arrivo del freddo spinge le persone a vivere più al chiuso e le occasioni di contagio si moltiplicano. Ma mi aspetto una crescita di contagi anche sulla costa a breve: certamente, però, non si arriverà ai tragici numeri toccati del 2020».
I MOTIVI DELLA RISALITA Ma la ripresa dei contagi ha anche un’altra motivazione, secondo Grimaldi: «È legata alla circolazione del virus soprattutto tra i non vaccinati», spiega il primario, «ed è un aspetto che caratterizza anche i ricoverati: sono in gran parte soggetti senza copertura vaccinale».
Lo conferma anche Fazii: «Circa otto casi su dieci, per quanto riguarda sia i decessi che i ricoveri, riguardano persone non vaccinate. Questo ci dice due cose: dobbiamo affrettarci con la copertura anche di quella percentuale di non immunizzati ma anche che, grazie ai vaccini, abbiamo evitato una strage».
LA NUOVA VARIANTE Sullo sfondo resta la nuova variante Delta Plus, una mutazione dell’originaria variante Indiana (Delta) sequenziata per la prima volta in Abruzzo in estate, dopo un caso positivo nel Teramano: «In Inghilterra sta prendendo piede», prosegue Grimaldi, «ma anche in Danimarca. Secondo gli ultimi studi, è almeno il 10% più contagiosa della Delta». Un aspetto che però non cambia le carte in tavola secondo gli esperti: «La possibilità che nascano nuove varianti è altissima e prevedibile», prosegue Grimaldi, «ma ora, rispetto ad un anno fa, abbiamo armi più efficaci. Il vaccino, ovviamente, ma anche e soprattutto gli anticorpi monoclonali. Se questa variante dovesse prendere piede, e determinare un aumento dei contagi in tutto il Paese, grazie al vaccino potremo attenuarne sia la circolazione che il numero dei ricoveri e dei morti. Poi, grazie agli anticorpi monoclonali, possiamo anche riuscire a bloccare la malattia nelle sue fasi embrionali».
LE TERZE DOSI In questa fase il virus circola soprattutto tra i più giovani, ma i ricoveri riguardano i non vaccinati e gli anziani immunodepressi.
«Questo giustifica la terza dose», spiega Grimaldi, «ai più fragili e gli anziani, ma presto toccherà a tutti fare un altro richiamo per rinnovare la protezione garantita dal vaccino. Sappiamo che, purtroppo, dopo circa 6 mesi questa comincia a ridursi». «Come dimostrano gli ultimi studi», sostiene anche Fazii, «la terza dose garantisce dal 71 al 90% di protezione in più contro la variante Delta. Io l’ho fatta da poco e, già nell’arco di due settimane, ho verificato una risposta immunitaria maggiore da parte del mio organismo contro il Covid. In ogni caso io resto dell’idea che l’obbligo vaccinale sarebbe la soluzione migliore: garantirebbe una copertura più alta e consistente in tutte le fasce d’età».