Sequestrata una casa di appuntamenti

22 Settembre 2017

La polizia scopre il giro d’affari in un palazzo di via Tibullo: dominicana subaffittava le stanze e guadagnava 4mila euro al mese

PESCARA. «State attente a non fare troppo rumore con i clienti sennò succede un casino perché, poi, arriva la polizia e scopre tutto». Si raccomandava così una donna dominicana di 48 anni che aveva preso in affitto un appartamento in un palazzo di via Tibullo e poi aveva subaffittato le stanze a due prostitute e a un transessuale. Un affare da più di 4 mila euro al mese: le prostitute e il transessuale, tutti e tre sudamericani, pagavano 350 euro a settimana in nero per una camera. Ma la polizia ha scoperto la casa di appuntamenti con un vasto giro di clienti, dagli studenti e gli operai fino a professionisti e imprenditori, e ha sequestrato l’appartamento. E per l’affittuaria, N.D.L.R., residente a Civitanova Marche, è scattata l’accusa di favoreggiamento della prostituzione: con un provvedimento del gip Gianluca Sarandrea, su richiesta della pm Anna Benigni, le è stato imposto il divieto di dimora in tutti i comuni della provincia di Pescara.
È stata una scoperta casuale quella della polizia: in questura non erano arrivate denunce dei residenti sul viavai di clienti. Le prostitute e il transessuale sono stati fermati a un posto di blocco per un controllo: il transessuale non aveva con sé i documenti e, alle domande dei poliziotti, i tre hanno cominciato a innervosirsi e «si mostravano palesemente agitati». Per questo, è scattato un controllo nell’appartamento: una volta entrati, i poliziotti hanno incontrato la padrona di casa, la dominicana che aveva preso l’alloggio in affitto regolarmente, e poi si sono accorti che le stanze erano state trasformate in luoghi di incontri sessuali con «alcuni accessori usualmente adoperati per pratiche erotiche (preservativi, nuovi e usati, vibromassaggiatori e creme erotiche)», recita il decreto di sequestro dell’appartamento.
Poi, sono stati le due prostitute e il transessuale a confermare che si prostituivano proprio in quella casa: agli investigatori della squadra mobile, guidati dal dirigente Pierfrancesco Muriana, hanno raccontato che una conoscente li aveva indirizzati alla dominicana e questa aveva messo a disposizione le stanze al prezzo di 350 euro a settimana. Così facendo la dominicana riusciva a guadagnare più di mille euro a settimana: 4.200 al mese a fronte di un affitto mensile di 550 euro in base al contratto acquisito dalla polizia.
Secondo l’accusa, l’affittuaria era «pienamente consapevole» dell’attività di prostituzione. Anzi, la incoraggiava e ne traeva un guadagno: «Oltre a favorire l’attività mettendo a disposizione il proprio appartamento», dice ancora il decreto di sequestro, «ne ha tratto diretto profitto avendo chiesto un canone per la locazione della singola stanza di 50 euro al giorno, esorbitante rispetto al prezzo dell’intero appartamento». Secondo il gip, quella dell’indagata è stata «un’attività volta non solo all’agevolazione sistematica del meretricio concretamente posto in essere da altri ma anche allo sfruttamento».
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