Sequestrate 21mila mascherine con il falso marchio CE: 3 denunce

25 Aprile 2020

MANOPPELLO. In tre sono stati denunciati dalla Guardia di finanza di Pescara alla procura della Repubblica per frode in commercio, per aver messo in commercio 21mila mascherine con il marchio CE...

MANOPPELLO. In tre sono stati denunciati dalla Guardia di finanza di Pescara alla procura della Repubblica per frode in commercio, per aver messo in commercio 21mila mascherine con il marchio CE senza aver e l’autorizzazione a farlo. Un'attività investigativa condotta dagli uomini del colonnello Luca Lauro che in questo periodo di pandemia sono particolarmente attenti a verificare la validità di questi importanti strumenti di protezione e nello stesso tempo evitare speculazioni da parte di commercianti privi di ogni scrupolo pur di fare soldi. Le indagini delle fiamme gialle sono partite su segnalazione di alcuni cittadini che chiedevano lumi sulla validità di certe mascherine acquistate peraltro in farmacia (per la quale è stata riconosciuta la buona fede per averle acquistate come regolari senza sapere altro della provenienza priva di certificazione) e pubblicizzate sul web. E così, risalendo al produttore, che si trova a Manoppello Scalo, gli investigatori hanno disegnato il percorso per arrivare fino al venditore ultimo, passando per un distributore di Pescara che ne custodiva un gran numero: un percorso che ha toccato i Comuni di Montesilvano, Pescara, Manoppello Scalo e Lettomanoppello. Il problema non è legato alla realizzazione delle mascherine (molte delle quali in poliuretano) o alla sua vendita, ma al fatto che l'utente finale acquista la mascherina credendo che si tratti di un efficace strumento per evitare il contagio da coronavirus, senza sapere che invece si tratta di un semplice «copri bocca», o quantomeno di una mascherina che non ha ricevuto le assicurazioni necessarie che certificano la validità delle stesse. Sulla carta sono sostanzialmente dei pezzi di stoffa: non dispositivi di protezione individuale, né mascherine chirurgiche testate, insomma. Da qui, il reato contestato dalla finanza di frode in commercio in quanto il produttore si sarebbe limitato ad applicare sulla mascherina la scritta "CE" senza averne l'autorizzazione. L'ultima norma governativa al riguardo consente a una serie di imprenditori di trasformare alcune linee produttive dei propri stabilimenti industriali o artigianali per adattarli alla produzione di mascherine o altro, ma questo comporta un passaggio obbligato, che è quello di richiedere specifica autorizzazione all'Inail o all'Istituto superiore della sanità, che rispondono nel giro di tre giorni. Ma questo non sembra essere il caso del produttore di Manoppello che, secondo la finanza, si sarebbe limitato a scrivere soltanto "CE" sul prodotto senza preoccuparsi di altro. Prodotti peraltro pubblicizzati per la vendita tramite brochure e video su siti internet, «traendo in inganno», come sostiene la finanza, «gli ignari consumatori, convinti di acquistare veri e propri dispositivi di protezione individuali efficaci». A oggi le fiamme gialle hanno sequestrato oltre 28mila prodotti tra mascherine, guanti e igienizzanti, per i reati di speculazione sui prezzi o per frode in commercio.