Sequestrati 5 centri cinesi Stop ai massaggi erotici

Chiusi dalla polizia i locali gestiti da tre donne. Un affare da 50mila euro
PESCARA. Massaggi sì, ma erotici. Offrivano prestazioni sessuali 24 ore su 24, a prezzi concorrenziali, le cinque strutture sequestrate dagli uomini della squadra mobile tra Pescara, Montesilvano e Città Sant’Angelo. A gestire i centri massaggi erano tre donne cinesi di 47, 48 e 62 anni che sono indagate per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Alle dipendenze delle tre c’erano delle ragazze cinesi, sei in tutto, che parlano a malapena l’italiano e che lavoravano in condizioni igieniche precarie, come accertato dalla polizia nel corso delle indagini. E le prestazioni venivano assicurate ad un prezzo compreso tra i 40 e i 50 euro, il che vuol dire tariffe low cost, che consentono alle cinesi di controllare il settore. Questo sistema consentiva di incassare circa diecimila euro al mese per ogni attività. I centri si trovavano a Pescara, in viale Bovio (Isola d’Oriente) e via Doria (Sole d’Oriente), a Montesilvano in corso Umberto (Stellina) e via Vomano (Tokio Massaggi), e a Città Sant’Angelo in via Matrino (Sole d’Oriente). Due indagate ne gestivano due locali a testa e la terza uno.
Con il sequestro preventivo, disposto dal gip Elio Bongrazio su richiesta del pubblico ministero Paolo Pompa, i centri massaggi sono stati chiusi e l’attività, ritenuta illecita, è stata interrotta, spiega il dirigente della Mobile, Pierfrancesco Muriana, affiancato dal sostituto commissario Giancarlo Pavone, che ricordano altre operazioni dello stesso tipo. Quello di ieri è solo «il primo step» perché si punta ad andare oltre. Ciò che è certo, per ora, è che i centri massaggi finiti sotto sequestro pubblicizzavano la propria attività su internet e su alcuni periodici facendo chiaramente riferimento a prestazioni sessuali. E, per attirare l’attenzione dei clienti, venivano usate foto di donne seminude in atteggiamento pesantemente allusivo. I clienti fissavano l’appuntamento telefonicamente, come emerge dalle intercettazioni telefoniche effettuate dalla squadra mobile. Poi, una volta nei centri massaggi, beneficiavano delle prestazioni delle ragazze. Ne sono state individuate due per ogni centro, oltre a due delle tre titolari, che lavoravano a loro volta nei locali sequestrati. Più che di titolari si tratta di prestanome, per la polizia, che ora vuole capire chi ci sia dietro e accertare l’eventuale esistenza di un’organizzazione vera e propria che tiene le fila di tutto. I massaggi venivano assicurati ad ogni ora e il ricambio delle ragazze era frequente, per creare un’offerta sempre diversa e attrarre nuovi clienti. Apparentemente tutto risultava in ordine, dal contratto di lavoro delle ragazze alla regolarità dei centri, aperti un paio di anni fa. Nel momento in cui la polizia è entrata in azione con un primo controllo, nei mesi scorsi, qualcuno ha provveduto a cambiare l’intestatario della licenza. Ma, di fatto, l’attività di prostituzione è proseguita. E la conferma è arrivata dai clienti, una decina, che sono stati ascoltati e hanno raccontato tutto, dalle prestazioni ricevute alle somme pagate, identificando le ragazze.
Al momento non ci sono collegamenti tra i tre centri ma la seconda parte delle indagini mira a scoprire proprio se può esserci una matrice unica e dove finivano gli incassi, cioè come venivano reimpiegati i guadagni. Del materiale investigativo su cui lavorare è stato sequestrato ieri, nel corso di una serie di perquisizioni eseguite parallelamente ai sequestri. Intanto la polizia continua a controllare gli altri centri massaggi che «spuntano come funghi e contano di sbaragliare la concorrenza puntando sulla quantità delle prestazioni e sui prezzi bassi».
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