Sequestrati i soldi della droga «Non sono regali della famiglia»

4 Giugno 2024

La Cassazione boccia il ricorso di Di Lorito, accusato di gestire una piazza di spaccio in via Imele Non può riavere i seimila euro requisiti: «Non è in grado di giustificare la provenienza di quel denaro»

PESCARA. Seimila euro trovati durante una perquisizione nella casa di «un soggetto di spicco della criminalità di Rancitelli». Sono i soldi del commercio di eroina, cocaina e crack oppure i risparmi di giornate al lavoro e regali? Secondo Dennis Di Lorito, considerato «gestore» della piazza di spaccio in via Imele «meta di numerosi tossicodipendenti» sia di giorno che di notte, quei soldi li avrebbe guadagnati, in parte, montando e aggiustando finestre in nero e, per il resto, sarebbero dei regali della famiglia. Invece, per i carabinieri, la procura e il tribunale, quei seimila euro sarebbero «provento dell’attività di spaccio». E adesso, a seguire la stessa linea dell’accusa, è anche una sentenza della Corte di Cassazione: Di Lorito, recita il documento, «non è stato in grado di giustificare adeguatamente la provenienza del denaro trovato nella sua disponibilità». E, per questo, non può riavere i suoi soldi che, requisiti nel blitz di 8 mesi fa, restano ancora sotto sequestro.
IL NEGOZIO DELLA DROGA Di Lorito era finito in arresto con altre 11 persone il 18 ottobre dell’anno scorso nell’operazione “Giorno e notte”: in quell’occasione, i carabinieri del Norm avevano smantellato i “negozi” della droga in via Sacco 66, via Lago di Capestrano 104 e via Imele 23, gestiti secondo i principi dell’economia aziendale ma con «capacità criminale», tra pistole, botte e minacce. E la piazza di spaccio di via Imele, secondo l’accusa, era in mano a Di Lorito. L’ordinanza del gip Francesco Marino ripercorre anche la scalata imprenditoriale di Di Lorito che, da comprimario, decise di mettersi in proprio e «fare concorrenza» a un altro spacciatore della zona «aprendo di fatto una autonoma piazza di spaccio all’interno della sua abitazione». E in una telefonata intercettata, lo spacciatore rivelò «tutta la sua delusione per il comportamento di Di Lorito». Anche perché «in breve tempo» l’abitazione di Di Lorito divenne «meta di numerosi tossicodipendenti che si recavano giorno e notte ad acquistare stupefacenti».
TESORETTO SEQUESTRATO E, durante una perquisizione in casa di Di Lorito, i carabinieri avevano trovato e sequestrato seimila euro. Soldi che, secondo Di Lorito, erano frutto di dazioni del padre: in una memoria, il papà di Di Lorito, titolare di una ditta di infissi, aveva dichiarato «di corrispondere mille euro al mese al figlio, che inoltre è in grado di guadagnare circa ulteriori ottocento euro al mese in nero svolgendo personalmente attività di manutenzione straordinaria presso i clienti». Non è così per l’accusa «risultando, quale unica fonte di reddito per l’anno 2021, il corrispettivo di circa 3.800 euro per lavoro svolto alle dipendenze della ditta di infissi del padre, e non essendo emersa, ad avviso dei giudici di merito, sufficiente prova di altre lecite entrate, che vengono solo genericamente affermate». Perciò, la Cassazione ha bocciato il ricorso di Di Lorito che rivuole indietro i 6mila euro: il ricorso è stato dichiarato inammissibile, i soldi restano sotto sequestro e Di Lorito dovrà pagare anche tremila euro alla Cassa delle ammende.
I COLLABORATORI Secondo l’indagine “Giorno e notte”, Di Lorito non era l’unico a spacciare nella casa di Rancitelli: Di Lorito poteva contare sull’aiuto della cognata e di un amico. E la cognata, recita l’ordinanza, «si è rivelata essere la collaboratrice più assidua di Di Lorito, aiutando il cognato anche a occultare e trasportare lo stupefacente per e da un edificio attiguo all’abitazione utilizzata per lo spaccio e dove, in data 6 aprile 2023, sono stati sequestrati oltre 300 grammi di cocaina e circa 60 grammi di hashish».
LA PISTOLA Nell’indagine, Di Lorito è accusato anche di detenzione illecita di una pistola a tamburo calibro 45.