Sequestrato e rapinato all’uscita del bar

9 Agosto 2016

Costretto a prelevare al bancomat e a portare i due aggressori con l’auto a Rancitelli: arriva la polizia e scattano le manette

PESCARA. «Se ti fermi gli facciamo ritrovare la droga e gli diciamo che è tua», gli urlavano mentre lo picchiavano di santa ragione dentro la macchina su cui erano saliti per un passaggio. Ma lui, la vittima del sequestro e delle lesioni, di fronte all’auto della polizia che gli intimava l’alt si è fermato lo stesso, ed è stata la sua salvezza. Lui, 29 anni, con il volto tumefatto, è stato portato in ospedale e medicato (la prognosi è di dieci giorni) mentre i due passeggeri sono stati arrestati in flagranza dai poliziotti della Mobile con le accuse di rapina, sequestro di persona, spaccio e lesioni personali. Sono due giovani di Chieti, come la vittima: Pierluigi Bellia, 20 anni e Omar D’Amico, 23, entrambi già noti alle forze dell’ordine.

L’episodio da incubo è avvenuto nella notte tra venerdì e sabato nella zona di via Lago di Capestrano, a Rancitelli ma, come hanno riferito il vice capo della Mobile Paolo Robustelli e il sovrintendente capo dell’Antirapine Amerino Verì, era iniziato proprio a Chieti. In particolare nella zona di via Toppi dove, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la vittima è stata avvicinata dai due aggressori intorno alle due e mezza. Il 29enne, lavoratore precario nei bar e nei locali dell’area metropolitana, a quell’ora esce da un locale dove si era intrattenuto con alcuni amici. Mentre va a riprendere la macchina viene avvicinato dai due che lui, come riferisce poi ai poliziotti, conosce già di vista. I due gli chiedono un passaggio, lui accetta e li fa salire. Ma se ne pente dopo una manciata di minuti perché i due rivelano immediatamente le loro reali intenzioni. Per prima cosa, sempre secondo quanto riferito dalla vittima ai poliziotti, gli prendono il portafogli e il telefonino. Non ci sono contanti, solo le carte del bancomat e del Postepay, e quelle si prendono schiaffeggiando il giovane per costringerlo a fare quello che gli ordinano. La prima sosta è di fronte a un istituto di credito (e su questo sono ancora in corso accertamenti da parte degli investigatori) dove, secondo l’accusa, il giovane viene obbligato a ritirare 100 euro. Con quei soldi i due si fanno accompagnare direttamente a Rancitelli, in via Lago di Capestrano appunto, presumibilmente per andare ad acquistare con quei soldi la droga. Il giovane guida, terrorizzato dalla furia e dalla violenza che scatenano i due i quali, uno seduto sul lato passeggero, l’altro sul sedile posteriore, lo tormentano con schiaffi e pugni. Sono circa le cinque quando quella Hyndai con il conducente picchiato dai passeggeri viene notata da una pattuglia in borghese della Mobile che a quell’ora di sabato se ne va in giro a caccia dei ladri spaccavetrine che stanno esasperando i commercianti pescaresi. La polizia segue la macchina per pochi minuti, poi gli intima l’alt, ma l’auto prosegue con i passeggeri che incitano il conducente a non fermarsi ancora a suon di botte. Uno di loro fa volare dal finestrino un involucro che poi, raccolto dai poliziotti, risulterà contenere mezzo grammo di cocaina. Gli investigatori non mollano, si affiancano alla macchina con quelli dentro che urlano fino a quando il conducente non ne può più. Rischia e si ferma. Apre lo sportello, con il volto tumefatto va incontro ai poliziotti e gli sussurra che nella macchina c’è la droga. I poliziotti bloccano i due e guardano meglio, la droga c’è, mezzo chilo di hascisc nascosto nella fodera del sedile posteriore. «Se volete fatemi le analisi, tutto quello che occorre, io con quei due e con la droga non c’entro niente», fa in tempo a dire il ragazzo che una volta portato in ospedale ringrazia così gli investigatori: «Mi sento orgoglioso di pagare le tasse, perché sono servite a salvarmi la vita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA